Nel labirinto di Kiefer

20 giugno 2014


Ha ripercorso la strada dei grandi maestri dell’Impressionismo, e poi ancora quella dei vari Picasso e Matisse. In fuga dalle caotiche atmosfere delle capitali internazionali dell’arte, Parigi o Berlino, via dai toni malinconici delle grandi città del nord, dalle nuance virate dal clima in scala di grigio. È il 1993 quando Anselm Kiefer sceglie di trasferirsi nel Midì, recuperando una filanda abbandonata della Provenza e trasformandola in atelier. Luogo per magici incontri.

Sulle tracce del grande artista tedesco, tra i maggiori interpreti del contemporaneo, si muove oggi Sophie Fiennes: il suo L’atto della creazione è documentario dalla carica quasi mistica, che sa tratteggiare con rigore eppure con estrema delicatezza il volto di un vero e proprio filosofo. È lo stesso Kiefer ad accompagnarci per una visita esclusiva nel luogo che ha plasmato, forgiato, nel corso degli anni a immagine e somiglianza del suo estro creativo.

 

Tunnel, cripte, persino una sorta di piccolo anfiteatro: Kiefer è intervenuto sul sito di Barjac con minuziosa precisione, creando un passo alla volta il luogo più congeniale alla sua arte. Osservare da vicino il contesto in cui lavora significa compiere un passo fondamentale per entrare nel suo immaginario, appropriarsi dei codici che permettono di svelare le liturgie di un’arte a tratti misterica, complessa, apparentemente impenetrabile.

Con questo documentario la regista britannica – sorella dei celebri attori Ralph e Joseph Fiennes – conferma il proprio status di documentarista eccentrica, fuori dagli schemi. Mai banali le storie che sceglie di raccontare: partendo dalle dinamiche delle comunità pentecostali della California (al centro di Hoover Street Revival ) e arrivando alle teorie bizzarre dell’eclettico filosofo Slavoj Zizek (con The Pervert’s Guide To Cinema ).

La curiosità – Al centro dell’arte di Kiefer, nato nella Germania del dopoguerra, c’è la rielaborazione dei lutti della Storia: un tema che a inizio carriera gli ha creato diverse critiche da parte dell’establishment culturale tedesco. Tacciato di simpatie neo-naziste venne duramente attaccato in occasione degli inviti a Documenta Kassel nel 1977 e nel 1982.