Nel mondo di Hopper, pittore… da cinema!

17 Gennaio 2014


La pittura? Un linguaggio desueto, superato a destra da vecchie e nuove tecnologie: la fotografia prima, il video poi, fino ad arrivare ai metodi di riproduzione dell’immagine portati dall’ingresso nell’era digitale. Niente di più falso se si pensa alla straordinaria modernità di Edward Hopper. Inconsapevole e involontario regista, autore in grado di costruire – rigorosamente su tela – scenografie di sublime articolazione. Contribuendo a creare un immaginario del paesaggio e della società americani diventato iconico.

Ne La tela bianca, documentario realizzato grazie alla preziosa collaborazione del Centre Pompidou di Parigi, entriamo nell’universo creativo di uno straordinario cronista dell’era moderna. Una figura di rara profondità, capace di dare ai suoi personaggi, titanici eroi borghesi, una complessità e una ricchezza straordinarie. Inscenando sublimi frammenti di storie mute, in uno spazio e un tempo raggelati, fissati, inermi.

Preziosi i materiali di archivio che permettono di capire a fondo il credo  artistico di Hopper, con le interviste realizzate allo stesso artista e al critico – anch’egli pittore e scultore – Brian O’Doherty. Approfondita la lettura offerta dalla storica dell’arte Barbara Novak, considerata tra le massime esperte di pittura americana del Novecento; illuminanti le connessioni tra l’opera di Hopper e il mondo del cinema. Analizzate da un commentatore d’eccezione.

È Wim Wenders a prestare una lettura radicalmente innovativa dei capolavori di Hopper, restituendo al pittore il ruolo di autentico maestro dello sguardo. I coni ottici individuati dall’artista sono gli stessi che tornano ad esempio, sul set, nei grandi capolavori di Hitchcock; ma anche nei film dello stesso Wenders. Che ammette la seduzione e la fascinazione esercitata da un gigante dell’arte della nostra epoca.

La curiosità – Recentissimo il record in asta raggiunto da un quadro di Hopper, battuto da Christie’s nello scorso mese di dicembre. East Wind Over Weehawken , paesaggio del 1934 stimato non oltre i 28 milioni di dollari, ha raggiunto invece una cifra superiore ai 40.