Nell’atelier di mastro Capa

27 giugno 2014


Il bello dell’arte? La sua natura al plurale: la capacità cioè da parte di chi la pratica, la respira, la vive di non ragionare per compartimenti stagni. Ma di sondare ogni tipo di linguaggio, con curiosità e passione. E così Michelangelo, scultore e pittore, fu anche raffinato poeta; mentre arrivando ad epoche più vicine a noi troviamo divi del cinema come Dennis Hopper e Yul Brynner cimentarsi con successo con la fotografia. Là dove è fittissima, invece, la colonia di rocker con il pennello, da Marilyn Manson a Bob Dylan e Pete Doherty.

Con Bonus Track Sky Arte HD inaugura un viaggio nei territori interstiziali, nelle ibride zone di confine tra i più diversi ambiti dell’arte: là dove i confini svaniscono e si incrociano rotte, strade, percorsi che forniscono inedite suggestioni. E affascinanti chiavi di lettura. Protagonista della puntata di questa settimana è l’ultima persona che immagineresti passeggiare compita e rispettosa per le sale di un museo. L’irrequieto e irresistibile Caparezza.

Una passione antica quella del musicista per l’arte, che risale agli anni passati sui banchi di scuola; una passione che oggi, diventato adulto, si rinnova nella curiosità di chi sceglie di leggere il presente attraverso il filtro della bellezza che ci hanno lasciato in eredità i grandi del passato. Convinto delle stringenti analogie tra la contemporaneità e l’epoca delle avanguardie storiche – dal Futurismo a Dada, dal Cubismo alla rivoluzione surrealista –; certo che la lezione di uomini come Tristan Tzara sia validissima ancora oggi.

Capa ci conduce per mano nei corridoi del suo museo ideale: in senso fisico, accompagnandoci per mostre e gallerie; in senso figurato parlando di Museica , la sua ultima fatica discografica, concept album che dedica ogni traccia a un diverso artista o movimento. Passando senza soluzione di continuità da Van Gogh a Modigliani, da Piero Manzoni a Hugo Ball: sempre nel segno di una vitalità dirompente e coinvolgente.

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La curiosità – Tanti i musicisti che si dedicano alla pittura, uno solo lo fa… direttamente sul palco! Sono vere e proprie performance a trecentosessanta gradi i concerti di Joseph Arthur, eclettico songwriter pupillo dei REM e di Ben Harper, che nei suoi live è solito esibirsi come polistrumentista, campionando parte dei suoi. Pr avere così le “mani libere” e mettersi a dipingere davanti al pubblico.