Nicole Kidman nei panni di Diane Arbus

9 Novembre 2012


C’è modo e modo per portare sul grande schermo la vita di un artista. C’è chi sceglie la veridicità, la ricostruzione minuziosa, come nel caso del “Pollock” di Ed Harris. C’è chi invece si basa sui documenti, sull’autorevolezza della Storia, salvo poi concedersi qualche licenza narrativa: vedi la fotografia sfuocata di Modigliani scattata ne “I colori dell’anima”. E c’è chi, infine, decide di lasciarsi andare alla pura suggestione. C’è Fur – Un ritratto immaginario di Diane Arbus.

Presentato al Festival del Cinema di Roma nel 2006 e interpretato da una inquieta ed ammaliante Nicole Kidman, Fur interpreta l’anima di una delle più eccezionali e controverse artiste del Novecento. Una figura capace di stravolgere l’idea di fotografia, con un’azione aggressiva nei confronti dell’estetica tradizionale; il modo di vedere e scattare, dopo aver conosciuto Diane Arbus, non è stato più lo stesso.

È il mondo degli ultimi, filtrato dai pruriti della società dell’immagine, il teatro scelto dalla Arbus. Un teatro degli orrori, popolato di freaks e rednecks, mostri contemporanei usciti dalle pieghe più assurde e grottesche dell’estrema provincia americana. Personaggi che però svelano, proprio grazie alla capacità di introspezione di un’artista unica, tenerezze inattese. In grado di spezzare il morboso muro di prevenzione cui sembravano condannati.

In Fur si racconta l’immaginaria iniziazione della Arbus alla fotografia, mediata attraverso la costruzione del rapporto tra la donna, casalinga frustrata, e Lionel Sweeney, eccentrico e misterioso vicino di casa interpretato da Robert Downey Jr. La ritrosia di Sweeney, sfuggente e inarrivabile, deriva dal disagio patito per la propria ipertricosi: una situazione di disagio il cui superamento cammina di pari passo con l’emancipazione della Arbus.