Non è mai troppo tardi per il rock

24 Aprile 2013


Non importa che il palco si affacci su una folla oceanica di fan in delirio o sia in un piccolo club di provincia. L’energia della musica basta e avanza a fare emergere il carattere del vero artista, sempre innamorato del proprio pubblico; un affetto ricambiato, anche di fronte alle avversità. Sono stati a un passo dall’Olimpo del rock, ma la sorte ha riservato loro l’amarezza di un mesto declino. Per gli Anvil, oggi, è il tempo di tornare in pista.

Un film girato con il cuore quello firmato da Sacha Gervasi, da giovane al seguito della band canadese in veste di roadie, oggi sceneggiatore di successo a Hollywood. The Story of Anvil racconta il presente sotto tono di una band che, ad inizio Anni Ottanta ha rivoluzionato il mondo dell’hard-rock, tracciando il solco dello speed-metal che avrebbe fatto grandi gruppi come Slayer e Megadeth. Un’esperienza capitale per la storia della musica, cui tributare un giusto omaggio.

Il montaggio serrato che alterna immagini dei giorni migliori ai set in cui il gruppo di esibisce oggi, in contesti decisamente lontani rispetto agli effimeri trionfi del tempo, non fa che esaltare il carattere di un gruppo che persegue con ostinazione il proprio sogno. Quello, purissimo, di suonare insieme: le frustrazioni di una vita, il dolore e il sacrificio scompaiono al primo accordo. Cancellati dalla passione irrefrenabile per la musica.

Lips e Robb, fondatori del gruppo, sono eroi alla Don Chisciotte: dopo trent’anni di carriera continuano a caricare a testa bassa, scrivere canzoni, imbarcarsi in picaresche tournée a spasso per l’Europa. Raccogliendo l’amore incondizionato di pochi ma fedelissimi fan e la stima dei colleghi più affermati: davanti alla telecamera di Gervasi scorrono infatti l’ex Guns’n’Roses Slash e Lars Ulrich dei Metallica; la voce dei Motörhead Lemmy e l’Anthrax Scott Ian. Uniti nel riconoscere il valore epico di una grande band.