Un architetto italiano per il museo d’arte americana

18 Maggio 2015

Whitney-Museum-Renzo-Piano

Il Whitney Museum of American Art è un’istituzione museale di New York, talmente conosciuta negli Stati Uniti e in tutto il mondo da essere spesso chiamata “il Whitney”, senza bisogno di aggiungere altro. Come il MoMa, o il Louvre, ha una sua fisionomia definita che col tempo è diventato una sorta di marchio di fabbrica. Da aggiornare, magari, senza però toglierne la riconoscibilità.
Questa, in sintesi, è la sfida che il grande architetto Renzo Piano ha dovuto affrontare nella progettazione del “nuovo” Whitney Museum, inaugurato proprio all’inizio di maggio.

Nel nostro Speciale in onda martedì 19 maggio, il progettista italiano ci racconterà l’edificio che in questi giorni è sulla bocca di tutti, addetti ai lavori e non, e dei newyorkesi in particolare. Si pensi che, per celebrare l’inaugurazione dell’amato museo, l’Empire State Building – altro edificio-simbolo della Grande Mela – è stato scenograficamente illuminato per tutta una notte con i colori di 20 opere d’arte esposte al Whitney.

La nuova sede è in effetti un investimento fatto da New York sulla propria cultura e, in generale, sulla capacità dell’arte di generare ricchezza: il comune ha stanziato 72 milioni per la costruzione del nuovo museo, che ha potuto avvalersi di un buget complessivo di 400 milioni di dollari grazie anche ai fondi provenienti da privati.

Se il Whitney ha avuto finora una media di 350mila visitatori all’anno, punta ora a raggiungere una quota di un milione di biglietti. L’edificio progettato da Piano è più che pronto ad accogliere un simile flusso di spettatori, non soltanto per la sua mole di nove piani: come ci spiegherà l’architetto in persona, il nuovo Whitney è un museo aperto alla città e al pubblico sin dalla sua concezione, grazie a spazi ampi e terrazze esterne che ne fanno un luogo di ritrovo e dibattito culturale più che un mero “contenitore” di opere d’arte.