Ombre e forme. Giacometti a Roma

26 marzo 2014


Siamo abituati a pensarle avulse dal contesto, immerse nel nitore di un white cube. Isolate, esposte nella pulizia visuale di uno spazio a loro esclusivamente dedicato – presenze uniche, maestosamente attonite, che ribadiscono il proprio eterno eludere il tempo. Arrivano oggi invece, quasi a sorpresa, in uno straordinario tempio dell’arte: e dialogano con pezzi magnifici, testimoni di un passato lontano e glorioso. Ribadendo così la propria vibrante magia. Svelando nuove suggestioni.

Ha i caratteri dell’unicità il nuovo appuntamento con le Grandi Mostre che animano l’Italia, documentate come sempre dalle telecamere di Sky Arte HD. Perché mai prima d’ora si era vista, nella penisola, una retrospettiva tanto ricca e audace tra le diverse dedicate ad Alberto Giacometti: un “irregolare” della scultura, originale interprete di un percorso che si smarca dalla passione giovanile per il Surrealismo seguendo, ben presto, soluzioni formali di eccezionale novità.

Sono quaranta i pezzi accolti nella sale della Galleria Borghese a Roma: ed è proprio qui, nella scelta della location, che la potenza delle opere dell’artista trova inedita e sublime cassa di risonanza. Perché le eteree figure di Giacometti, le sue filiforme ombre bronzee, si trovano a tu per tu con il candore dei marmi di Bernini; si aggirano, presenze di inquieta maestosità, sotto lo sguardo dei Raffaello e dei Tiziano, dei Correggio e Caravaggio.

Nascono incontri sublimi. Come quello che vede la regale Paolina Borghese di Canova accompagnarsi alla Donna distesa che sogna , opera del 1929 che segna un passaggio fondamentale nella maturazione stilistica di Giacometti. Del cui catalogo impariamo, grazie alla mostra romana, ad apprezzare anche assolute rarità: come la Femme de Venise V  del ’56, tornata ad essere esposta al pubblico dopo un lunghissimo oblio.

La curiosità – Se escludiamo i quadri il record è tutto suo. L’uomo che cammina , fuso da Giacometti nel 1960, è l’opera d’arte non pittorica più cara mai battuta a un’asta: ad aggiudicarsela un istituto di credito tedesco, che nel 2010 ha versato a Sotheby’s la somma di 65 milioni di sterline. Pari a circa cento milioni di dollari.