Parole e immagini. L’arte di narrare

12 Novembre 2013


La dialettica dell’immagine e quella della parola, il gusto per un’affabulazione che è anche visuale: immediata, coinvolgente, intrigante. Hanno elevato la narrazione, le sue tecniche e i suoi segreti, ad una vera e propria forma d’arte: sono i protagonisti di una nuova puntata di Vogue Masters, la serie con cui Sky Arte HD, grazie alla collaborazione con Bulgari e con la redazione di vogue.it , indaga i molteplici aspetti della creatività.

Una grande e appassionante odissea contemporanea quella a cui attende, ormai da quindici anni, Bob Colacello, tra le più importanti firme di Vanity Fair America . Al lavoro sulla biografia della famiglia Reagan, diario che sa restituire lo spaccato di un intero popolo, un’intera nazione. E si propone di leggere, attraverso il filtro di un’esperienza unica e particolare, la stagione che dal punto di vista politico, sociale e dell’innovazione tecnologica ha rappresentato l’ingresso nella contemporaneità.

Torna indietro nel tempo, invece, Josef Koudelka. Lo fa armato di reflex, seguendo le vicende sospese delle comunità gitane, apolidi per scelta e tradizione, figli di mezzo di una Storia che fatica ad accettare il loro innato, irrefrenabile ma contradditorio istinto di libertà. Un altro modo di raccontare, il suo: con la parola a cedere spazio alla potenza immediata dell’immagine. Suscitando effetti di rara empatia.

Gli stessi che sa smuovere Teun van der Heijden, considerato dalla critica internazionale come un romanziere della fotografia. Diversi i volumi da lui curati per conto del World Press Photo, progetti che costruiscono racconti di grande suggestione: mosaici perfetti, che fanno di ogni scatto una tessera determinante per arrivare alla completa comprensione del tutto. Lasciando letteralmente senza parole.

La curiosità – Un premio al fotografo ignoto. È quello assegnato nel 1969, quando lo straordinario reportage che documenta i fatti della Primavera di Praga vale la prestigiosa Robert Capa Gold Medal a tale P.P., acronimo per Prague Photographer . Una prudenza dietro cui si cela Josef Koudelka, che approfitterà di quel primo importante lavoro acquisito dall’Agnezia Magnum per fuggire in Gran Bretagna, abbandonando la Cecoslovacchia ingabbiata dal regime comunista.