Peer Gynt, danza dal grande freddo

18 gennaio 2013


Nasce come poema teatrale. Cresce in forma di suite sinfonica. Si trasforma in un  balletto. Un’opera in costante evoluzione il Peer Gynt, portato sulle scene in un allestimento che esalta l’innovazione di un testo eccentrico e visionario. A firmarlo è Henrik Ibsen, padre del dramma moderno, nel felice dialogo con il talento compositivo di Edvard Grieg: un tandem esaltato, ad oltre cento anni dal suo incontro, dall’estro di Heinz Spoerli.

Teatro, musica e danza: un’opera totale, clamorosamente innovativa, capace di filtrare linguaggi tra loro divergenti. Le coreografie di Spoerli, per anni mentore dello Zurich Ballet, traducono nella poesia del movimento le oniriche melodie di Grieg e le sensualità delle ambientazioni immaginate da Ibsen. La direzione di Eivind Gullberg Jensen, bacchetta giovane e talentuosa, aumenta la freschezza di una pagina musicale di grandissima vitalità.

Eternamente giovane Peer Gynt, personaggio in fuga da se stesso prima che dalle convenzioni sociali che lo vorrebbero marito della paziente Solveig. Sognatore ad occhi aperti, il protagonista del dramma in versi musicato da Grieg è un antieroe splendidamente tormentato, a caccia di esperienze che ne appaghino la sete di avventure. Dai fiordi norvegesi ai misteri del Mediterraneo: il suo percorso di formazione è un viaggio reale, oscuro e affascinante.

Nella visione di Spoerli il protagonista dell’opera è una versione ulteriormente tormentata del Faust, disposto a cedere la propria anima in cambio di effimere felicità. Una lettura che induce a disegnare coreografie muscolari, vibranti, dalla trascinante carica emotiva: determinante, a proposito, il contributo di Brett Dean e Mark Anthony Turnage, che adattano la partitura originale di Grieg secondo soluzioni di respiro contemporaneo.