Pier Paolo Pasolini e Mamma Roma

11 Giugno 2014


Combattivo, tenace, pungente. Libero. Una figura che ha incarnato nel suo modo di essere e vivere il proprio tempo l’adagio secondo cui ferisce più la penna della spada. Pier Paolo Pasolini non è stato solo un poeta e un cineasta, un romanziere e un filosofo, ma un pungolo: eccezionale nel toccare con l’eleganza e la profondità dell’intellettuale i nervi scoperti della società italiana. I suoi cortocircuiti e compromessi, le sue tensioni. I suoi drammi, spesso altrimenti inespressi.

Una vera e propria trasfigurazione quella che offre la grande mostra che Palazzo delle Esposizioni dedica al rapporto tra lo scrittore e la Città Eterna. Pier Paolo Pasolini e Roma, Pier Paolo Pasolini è Roma: una questione di accenti quella che restituisce l’amore quasi filiale che lega l’artista al luogo che lo vede crescere e maturare, amare e soffrire. In un’affinità a tratti estatica a volte invece dolorosa, che fa della Capitale la cartolina dei vizi e delle virtù di un’intera nazione.

Le telecamere di 3D Produzioni si muovono all’interno dell’allestimento: appaiono uno dopo l’altro i volti popolarissimi che hanno costellato l’immaginario di Pasolini, i suoi ragazzi di vita e gli umili eroi delle borgate; irrompono sulla scena i frammenti dei film, le fotografie colte nel backstage, le pagine autografe di un intellettuale che ha segnato in modo radicale il modo di osservare il Paese, indovinando schemi e meccaniche con una lucidità sconcertante.

Non manca chi ha visto nell’ultima fase di Pasolini i segni di un malcelato senso di sconforto, quasi una forma di rassegnazione nei confronti del presente. Una tesi che la mostra romana insiste con vigore a confutare: mostrando l’eccezionale urgenza creativa di un artista tutt’altro che sconfitto, animato da una disperata necessità di scrivere e girare, incontrare e parlare, discutere e ascoltare. Essere parte attiva del processo di narrazione collettiva del Paese.

La curiosità – Film simbolo del rapporto tra Pasolini e Roma è Accattone , censurato nel 1961. Alla prima proiezione dell’opera, al Cinema Barberini, un gruppo di militanti della destra antagonista aggredì il pubblico lanciando ortaggi e bottiglie d’inchiostro contro lo schermo, causando l’interruzione della premiere.