Piergiorgio Branzi. Reporter di razza

5 settembre 2014


Una missione: quella di leggere, interpretare e raccontare la società in cui vive. Un dono: la capacità di farlo, sia per immagini sia attraverso la scrittura e la voce, con innato senso del ritmo; forte di uno sguardo che sa cogliere ogni minimo dettaglio e ricondurlo, tassello minuscolo ma indispensabile, nell’ottica di una visione complessiva ricca di sfumature. Questo è Piergiorgio Branzi, giornalista e fotografo. In una parola: reporter.

Proseguono gli incontri che Sky Arte HD dedica ai maestri italiani dell’immagine, concentrandosi questa volta su un grandissimo comunicatore e divulgatore. Un vero e proprio artista della realtà, straordinario nel trovare la giusta sintesi tra il messaggio – in questo caso il dato di cronaca – e la forma, sempre espressa nei canoni di un’estetica raffinatissima. Affine per sensibilità e meraviglia a quella del suo mentore, l’immenso Henri Cartier-Bresson.

È proprio assistendo a una mostra del fotografo francese che Branzi, ancora ragazzo, decide di imbracciare la reflex e votarsi all’immagine; prima scorrazzando in lungo e in largo per l’Italia a bordo di un’eroica motocicletta, poi sviluppando un intenso progetto dedicato alla Spagna. Il click dello scatto si confonde presto, nella sua esperienza, con il mitragliare dei tasti di una macchina da scrivere: consumata come corrispondente per Il Mondo  e per il Telegiornale  di Enzo Biagi.

La Mosca di Cruščëv e la Parigi della contestazione studentesca sono solo alcune delle piazze calde dove Branzi ha modo di esercitare il proprio metodo di osservazione. Prima di muoversi in Asia e Africa, incrociando storie, momenti e situazioni carichi di pathos ed energia. Qualità che sa fissare sulla pellicola ma anche – recentemente – in digitale, dimostrando tutta la duttilità e la inarrestabile curiosità tipica delle anime migliori.

La curiosità – Piergiorgio Branzi è stato il primo cronista occidentale ammesso a lavorare come corrispondente dall’Unione Sovietica trinceratasi nelle secche della Guerra Fredda. Il suo primo epocale soggiorno a Mosca dura dal 1962 al 1966, quando lavora nella capitale russa per conto della Rai.


Se clicchi OK acconsenti all'uso da parte di Sky dei cookie tecnici, analitici, di profilazione di prima e terza parte, che sono usati per capire i contenuti che ti interessano e inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più sui cookie e decidere se acconsentire oppure no a tutti o ad alcuni cookie, leggi qui la nostra Cookie Policy. Per leggere l'Informativa Privacy clicca qui

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close