Pixies, tornano i re dell’alt-rock

3 Settembre 2013


Gennaio 1993, maggio 2004. Una lunga pausa di riflessione, parentesi di silenzio arrivata dopo quasi dieci anni vissuti freneticamente, tra palco e sala d’incisione. Il tempo per ricaricare le energie, fermarsi a riflettere e ripartire di slancio. Con una tournée che ha infiammato i club degli Stati Uniti. Un ritorno in grande stile quello dei Pixies, tra le band più eccentriche degli ultimi trent’anni, documentato da Sky Arte HD grazie ad un live da leggenda.

Per il gruppo capitanato da Black Francis la data dell’8 agosto 2005 non è come tutte le altre. Perché si tiene a Boston, città natale di un combo che qui ha esordito nel lontano 1986. E perché lo stage è quello del Paradise, sala da meno di mille posti entrata nella storia per aver accolto uno dei primi show americani degli U2 e aver accompagnato, ai loro esordi, anche REM e Police. Un club di enorme suggestione, affollato di un pubblico mai così caloroso.

I Pixies, fedeli alla loro fama di grandissimi performer, non si risparmiano. E davanti ai fan della prima ora danno vita ad un concerto tiratissimo, che inanella uno dopo l’altro tutti i loro più grandi successi. Partenza a razzo con il groove dell’allucinata Vamos , ironica ed energica ballata moderna; e poi via con il riff surf-punk di Debaser  e l’eccezionale Where is my mind? , vero e proprio inno generazionale.

Il basso di Kim Deal tesse trame sonore di seducente compattezza, seguendo al meglio le digressioni noise di un Francis mai così ispirato: vecchi successi come Caribou  e Mr. Grieves si alternano a U-Mass  e Subbacultcha , tratti dal più recente “Trompe le monde”. Un ritorno in grande stile per il gruppo della East Coast, che rinnova il proprio feeling con il pubblico e regala una prestazione da incorniciare.

La curiosità – C’è chi guarda al modello rappresentato da Beatles e Rolling Stones e chi a… Luis Buñuel! Il grande regista ha ispirato a Black Francis il testo di Debaser , che cita le atmosfere di Un chien andalou , considerato l’indiscusso capolavoro del cinema surrealista.