I Police secondo Andy Summers

30 dicembre 2014


Da un lato Sting, la sua vocazione da leader e il ruolo sempre più dominante all’interno delle delicate dinamiche della band. Dall’altro l’estro di Stewart Copeland, batterista dalle intuizioni geniali anch’egli destinato ad una fortunata carriera solista. In mezzo, schiacciato tra l’incudine e il martello, lui: Andy Summers. Il chitarrista dei Police racconta, a trent’anni dallo scioglimento e a cinque dall’inattesa reunion, la verità su una band fondamentale per la storia del rock.

Non ci sono toni elegiaci, non c’è autocompiacimento, non si tratta di una nostalgica apologia del passato: Can’t Stand Losing You è documentario dal taglio lucido, a tratti persino impietoso, viaggio senza filtri nella storia di un gruppo che ha pagato lo scotto di una fama travolgente con le tensioni e le incomprensioni, le intolleranze e gli scontri tra i suoi membri. Nel ritratto offerto da Summers al regista Andy Grieve le luci si specchiano nelle ombre, con generosa e impagabile onestà intellettuale.

Tutto nasce da One Train Later , amara autobiografia di Summers che fornisce con le sue pagine un presupposto ineludibile per il film. Siamo nell’Inghilterra della fine degli Anni Settanta, con i Police a emergere grazie alla loro ammiccante originalità da un contesto che sembra concentrarsi in modo esclusivo sulla riottosa energia del punk: il successo arriva immediato, ma si scontra subito con le velleità di Sting, che cannibalizza le attenzioni dei media e l’affetto dei fan. A discapito degli altri elementi del gruppo.

Netto il contrasto tra le immagini dei videoclip della stagione migliore del gruppo e le parole di Summers, stridente l’apparente serenità e bonomia che traspare nei materiali d’archivio recuperati da Grieve a confronto con la ricostruzione dei fatti che ci offre il chitarrista. Insegnandoci una lezione da non dimenticare: niente è come sembra nel rock, ambito nel quale la strada per il successo è lastricata di compromessi.

La curiosità – “Quando incontro Sting mi sento come un Neanderthal della musica! Ogni volta abbiamo la stessa conversazione: lui insiste dicendo che esistono più di tre accordi, mentre io affermo il contrario!” . Così Bruce Springsteen, durante il discorso tenuto lo scorso 8 dicembre per celebrare l’assegnazione al collega del Kennedy Center Honour, importante riconoscimento per le arti consegnato dalle mani del presidente Barack Obama.

 


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