I Van Gogh che mancano all’appello

14 Gennaio 2015


Alla sua morte, Vincent Van Gogh era ancora un perfetto sconosciuto: per tutta la sua esistenza, i suoi dipinti non sono mai stati pagati più di 10 dollari. La stragrande maggioranza, anzi, rimase proprio invenduta. Quali fattori intervennero dopo la sua scomparsa, tali da renderlo uno degli artisti più quotati dell’arte moderna e contemporanea? Scopriamolo in questa terza puntata de I predatori dell’arte perduta, in onda in prima visione su Sky Arte HD alle 21:45 di giovedì 15 gennaio.

A dispetto di tutto l’amore e della dedizione del fratello Theo, primo promotore – anche finanziario – della carriera di Vincent, non è a lui che dobbiamo la ri-scoperta delle opere di Van Gogh. Theo non ebbe fisicamente il tempo di fare alcunché per la memoria del fratello, dal momento che la sua morte seguì quella di Vincent ad appena sei mesi di distanza. Gli storici sono concordi nel pensare che Theo non abbia sopportato lo shock emotivo rappresentato dal suicidio dell’artista: distrutto dal dolore e da un paralizzante senso di colpa, anche il secondo dei fratelli Van Gogh terminò i suoi giorni in preda alla follia.
Contro ogni aspettativa, è stata la moglie di Theo a raccogliere l’eredità familiare dei Van Gogh. Pur non essendo un’intenditrice di opere d’arte, Johanna Bonger fece proprio l’impegno del marito a promuovere l’arte del disgraziato Vincent, portando a compimento un lavoro di promozione che neanche Theo era stato in grado di perseguire. Rimasta vedova, nel 1891 a Johanna non restavano che 200 opere di Vincent, unica eredità dei pochi anni in seno alla famiglia Van Gogh.

A chi le consigliava di distruggere quell’ingombrante quanto infruttuoso patrimonio, Johanna rispose con un’intraprendenza inedita per le donne dell’epoca. Non perse tempo, Johanna, e onorò il doppio lutto mettendo da subito in atto una strategia su larga scala di promozione della memoria di Vincent. Riprese i contatti con gli artisti parigini che già conoscevano il cognato scomparso, li rese “brand evangelist” ante litteram: sostenitori e promotori del nome di Van Gogh all’interno dell’avanguardia artistica del tempo, che non tardò a reagire con interesse alla novità delle tele olandesi.

Nel 1924, la National Gallery di Londra insistette con la stessa Johanna per acquisire una versione de I girasoli ancora in suo possesso, così sancendo il definitivo riconoscimento dell’arte di Van Gogh… e dell’opera di sensibilizzazione condotta da sua cognata. La gran parte delle opere possedute da Johanna confluiranno invece nel futuro Van Gogh Museum, inaugurato nel 1973.
Nei cinquant’anni che intercorrono tra queste due date, si teme però che la Seconda Guerra Mondiale abbia assestato un colpo tremendo alla collezione originale: sono tante, le opere di Van Gogh di cui si è persa ogni traccia nel caos della guerra. Il recente ritrovamento di una di queste tele, nel 2013, ha riacceso però le speranze della comunità artistica mondiale.

La curiosità – Sempre a Johanna si deve il ricongiungimento simbolico dei due fratelli Van Gogh dopo la loro prematura scomparsa. Nel 1914, la vedova di Theo diede infatti disposizioni affinché la sua salma venisse trasferita dal cimitero di Utrecht a Auvers-sur-Oise, e seppellita accanto la tomba di Vincent. Le due sepolture sono tuttora ricoperte dai rami di un’unica pianta di edera, prelevata originariamente dal giardino di quel Dottor Gachet che aveva in cura Vincent.