Il design, un mondo bellissimo

10 Maggio 2016


Si rinnova su Sky Arte HD l’appuntamento con De.Sign, la serie dedicata alla disciplina del progetto, giunta alla quarta edizione. Il nuovo ciclo di episodi proverà a chiarire i tanti significati del design, in un viaggio che unisce passato, presente e geografie urbane distanti tra loro.

Il quinto episodio, dedicato all’Idea della bellezza, si aprirà negli Stati Uniti, a Los Angeles, nel celebre quartiere di Silver Lake. Lì visiteremo due importanti creazioni di Richard Neutra. La prima è la casa oggi abitata da David Netto, collezionista, interior designer e critico del New York Times. Netto ci racconterà la sua dimora, illustrandone i tesori artistici – fra cui alcuni capolavori di Fontana e Arp – e la filosofia. L’arredo della casa infatti non corrisponde all’epoca di costruzione – gli anni Cinquanta – ma si arricchisce di mobili Bauhaus, in declinazione esotica e animalier: una scelta che segue il principio di un “Modernismo con un tocco di calore”. La seconda è la Neutra VDL House, la più bella fra le case californiane dell’architetto di origini austriache. Eletta da lui stesso a propria abitazione, la casa appare come un’impressionante scultura di vetro in cui materiali e soluzioni costruttive riescono a realizzare una fusione tra fabbricato e natura. La visiteremo insieme a Sarah Lorenzen, dell’Università di Pomona, che per studiare questo spazio in modo accurato ha scelto l’interazione più diretta: abitarlo a sua volta.

Da Los Angeles ci sposteremo a New York, dove è ormai attivo da diversi anni Shlomo Harush. Le sue sedie, ora nelle case dei maggiori collezionisti newyorkesi, soddisfano l’aspetto funzionale, pur offrendo ciascuna una propria personalità.

La tappa successiva sarà Detroit, che – caduta in un periodo di profonda crisi – è passata dall’essere simbolo di potenza e produttività come quarta Motorcity d’America a vero e proprio emblema della decadenza tra i centri industriali del Nord. La riattraverseremo cercando di rintracciare i fermenti artistici e progettuali ora in atto, per capire se la città stia davvero rinascendo e quanto la mancanza di risorse si trasformi in stimolo concreto per la creatività. Ci recheremo quindi al Dia – Detroit Art Museum – dove getteremo uno sguardo retrospettivo alla storia della città: dalla sua passata grandezza – testimoniata dalla collezione d’arte del museo – alla sua crisi, che ha investito lo stesso Dia fino alla bancarotta. A partire da queste premesse, Detroit ci riserverà una serie di inaspettati incontri: Jack Craig, che realizza i suoi pezzi in una chiesa abbandonata anche quando le temperature sono gelide, Cathlyn Newell, produttrice di lampade d’alta qualità artigianale; Mitch Cope e Gina Reichert, che lavorano tra video e fotografia sulla dialettica di accumulo e scarto, Megan O’Connell e la sua speciale tipografia Salt & Cedar. Un’altra, complementare faccia di Detroit è però anche quella che ci svelerà Tiff Massey: una Detroit nera e soprattutto donna, testimoniata dalle sue creazioni preziose. I gioielli di Massey, infatti, risentono da un lato di ascendenze africane, dall’altro dell’influsso dell’industria metalmeccanica così caratteristica della città.

Dall’America a Londra, andremo alla scoperta di una diversa declinazione della bellezza: le suggestive creazioni della designer e videomaker Alice Dunseath. Punto di partenza di Dunseath è la dimensione del microscopio, con le sue reazioni chimiche: da qui, l’artista riesce a realizzare degli universi in miniatura che, per colori e combinazioni, appaiono come vere e proprie poesie visive.

Un altro viaggio ci porterà in Corea del Sud, poco lontano da uno dei confini più caldi sulla scena politica internazionale. In un implicito contrasto con tali tensioni si pongono gli oggetti di design di Bae Se Hwa, che qui opera: creazioni in legno trattato col vapore, di sospesa serenità.

Infine, faremo un ulteriore salto in una Milano sotterranea, dove sopravvive un luogo abbandonato, dal fascino ancora intatto: è l’albergo diurno Venezia, risalente agli anni Venti. Queste eleganti sale da bagno – in cui un tempo si poteva fare toilette, ma anche spedire telegrammi o comprare biglietti del treno – sembrano portare il segno del grande architetto milanese Piero Portaluppi. Un mistero di attribuzione che contribuisce all’atmosfera peculiare di questo luogo.

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