Jim Marshall, il fotografo del rock

9 Ottobre 2020


È una personalità fuori dagli schemi quella a cui è dedicato il documentario Show me the picture – The story of Jim Marshall, in onda su Sky Arte domenica 11 ottobre. Attraverso il proprio obiettivo Jim Marshall ha immortalato i capitoli salienti del rock e i suoi protagonisti, dai Beatles a Jimi Hendrix, senza dimenticare Bob Dylan, i Rolling Stones e Johnny Cash, nell’iconico scatto al carcere di San Quentin.

Il documentario di Alfred George Bailey è un omaggio affettuoso e nostalgico all’irripetibilità dell’era analogica, sia in ambito musicale che giornalistico, anche nelle scelte formali: i raccordi tra le scene, quando in colonna audio entra la voce di Marshall, sono inquadrature dei più classici registratori a nastro magnetico, di audiocassette o led colorati; un altro leitmotiv è la riproduzione di carta stropicciata e di contact sheet, o provini a contatto, cioè le stampe dell’intero rullino in sequenza, su un unico foglio di carta fotografica che contiene tutti gli scatti, permettendo di identificare gli scartati e quelli approvati per la pubblicazione.

Jim Marshall ha lasciato un patrimonio iconografico impressionante di artisti e momenti cruciali prima del jazz e poi del rock. Miles Davis che si allena alle corde, Bob Dylan che passeggia con gli amici, Hendrix che dà fuoco alla sua Stratocaster a Monterey Pop o che riprende Janis Joplin con una Super8 in un camerino, o ancora la Joplin in compagnia di una bottiglia di Southern Comfort, seduta sulla sua Porsche psichedelica o che finge di strangolare Grace Slick dei Jefferson Airplane.

Tra gli amici di Marshall compare nel film Joel Selvine, critico musicale del San Francisco Chronicle, Michael Douglas, conosciuto durante le sessioni fotografiche sul set del telefilm Le strade di San Francisco, e la compagna Michelle Margetts, che lo conobbe da studentessa di giornalismo, incaricata dalla sua università di intervistare quel fotografo famoso che aveva fatto perdere le proprie tracce.

Agli antipodi dell’estetica di Annie Leibovitz ‒ che lo ha definito “il fotografo del rock ‘n’ roll” ‒, nelle immagini di Marshall i soggetti non sembrano mai in posa e il risultato non è frutto di una costruzione meticolosa ma del rapporto di fiducia che riusciva a costruire con i suoi soggetti e del suo istinto nel cogliere l’attimo esatto in cui scattare.