I segreti di Brunelleschi

12 Maggio 2020


Considerato tra gli artisti e architetti più geniali di sempre, Filippo Brunelleschi è la “mente” di un’impresa straordinaria, che prese forma nel corso di sedici anni di intenso lavoro e terminò il 30 agosto 1436. Stiamo parlando della cupola del Duomo di Firenze ‒ esito del concorso che richiedeva ai partecipanti la capacità di realizzare un progetto di dimensioni imponenti ‒, alla quale è dedicato il documentario Brunelleschi e le grandi cupole del mondo, in onda su Sky Arte giovedì 14 e 21 maggio.

Il diametro del tamburo alla base della cupola, difatti, misura 45,5 metri, ossia 9 in più rispetto alla cattedrale di Saint Paul a Londra e un terzo più esteso di quello del Campidoglio a Washington. Inoltre, la forma ottagonale del tamburo implicava la messa a punto di una cupola a spicchi, ben più complessa di quelle rotonde. Brunelleschi non si tirò certo indietro ed elaborò una serie di soluzioni architettoniche innovative.

Abbandonò l’uso delle centine, ossia di basi di appoggio per le volte, preferendo la realizzazione di una struttura autoportante, composta da due calotte: una interna e portante, l’altra esterna, più leggera e strutturata per proteggere la costruzione dalle intemperie ed esteticamente poderosa. Tuttavia, la soluzione più innovativa fra quelle adottate da Brunelleschi fu senza dubbio la spina di pesce: data l’assenza di centine a supporto, alternò mattoni verticali e orizzontali, scongiurando il rischio che cadessero man mano che la cupola veniva innalzata.

Per rendere possibile la gestione di questo immenso carico di lavoro, Brunelleschi fece anche uso della “Colla grande”, una gru che permetteva di abbassare e sollevare i carichi fino a 90 metri, usando come forza da trazione due buoi o due cavalli senza mai cambiare il senso di rotazione degli animali. Questa fu una vera innovazione: la gru faceva risparmiare tempo perché i buoi sono docili quando si muovono in un solo verso. Si calcola che la Colla grande abbia movimentato circa 30 milioni di chili di materiali, garantendo un carico ogni 10 minuti.

Il documentario prenderà in esame anche altri maestosi esempi di cupole, come quelle geodetiche inventate dallo statunitense Richard Buckminster Fuller all’apice di uno dei periodi più drammatici della propria esistenza. Il suo scopo era progettare una struttura abitativa efficiente e alla portata di tutti, mobile, leggera, assemblata in spazi industriali e trasportata a destinazione con trattori o dirigibili.

È da questi primi studi che approda alla cupola geodetica, costituita da un telaio fatto di poligoni a partire da triangoli, in grado di contenere la massima quantità di spazio con il minimo impiego di materiale. La forma geodetica permette di realizzare strutture a campata unica di oltre 100 metri di diametro, spazi capaci di contenere 2 o 3 volte la cupola del Brunelleschi, come la biosfera presentata nel 1967 all’Expo di Montréal. Dotata di una superficie continua, la cupola può sopportare grandi sollecitazioni e adattarsi a qualsiasi clima, avvalorando l’eccezionale intuizione avuta da Buckminster Fuller.