I Monuments Men ieri e oggi

16 dicembre 2019


Il terzo episodio della serie I nazisti e l’arte rubata, in onda su Sky Arte lunedì 16 dicembre, si concentra sui protagonisti della lotta contro il grande furto d’arte nazista, su chi ha cercato di combatterlo durante la Seconda Guerra Mondiale e su chi ancora oggi s’impegna per fare giustizia. Accanto a giornalisti come Pierre Assouline o a professori come Jean-Marc Dreyfus, che ricercano verità storiche, molti altri continuano a lavorare per le restituzioni. Sono avvocati come Christopher Marinello o esperti d’arte come la gallerista Elizabeth Royer, oppure promotori di istituzioni come Anne Webber, che ha co-fondato la Commission for Looted Art in Europe con base centrale a Londra. Tutti loro si adoperano per studiare le provenienze e tracciare i passaggi di proprietà di opere d’arte, portano avanti istanze degli eredi, negoziano con governi e musei.

Questo immenso lavoro dalla parte delle vittime e dell’arte era già cominciato durante la guerra, quando l’esercito americano decise di creare un reparto speciale formato da storici dell’arte dedicato alla tutela del patrimonio artistico: i Monuments Men. Così, da una parte dell’oceano, alla Frick Art Reference Library di New York, si disegnavano le mappe per i bombardieri con i luoghi da non colpire: chiese, musei, edifici storici, siti archeologici. Dall’altra, in Europa, i Monuments Men cercavano le opere trafugate dai nazisti. Ne troveranno molte nelle miniere di sale: è lì, tra le montagne austriache di Altaussee e Berchtesgaden, che Hitler e Goering hanno cercato di nascondere il loro tesoro dall’avanzata degli alleati.

Per le centinaia di opere d’arte ritrovate ha inizio un nuovo viaggio. Vengono radunate dagli alleati in centri di raccolta, i collecting points: uno dei più grandi si trova proprio a Monaco, la culla del nazismo. Qui si comincia a ricostruire la loro provenienza: l’obiettivo è farle tornare a casa. Un compito enorme non solo per i numeri, ma anche per le difficoltà. E per il tempo: si vuole chiudere in fretta il capitolo di quella guerra e ricominciare. Tra le opere sottratte ci sono molti capolavori che appartengono all’Italia, Paese da sempre considerato un faro dell’arte. Nel 1938 Hitler aveva raggiunto l’Italia, tra Roma, Napoli e Firenze, dove era rimasto particolarmente colpito dagli Uffizi. Aveva così cominciato a sognare il museo di Linz.

Nelle miniere vengono recuperati dipinti di Raffaello, Tiziano, Bruegel il Vecchio e Parmigianino, che ora si possono ammirare al Museo di Capodimonte. Le truppe tedesche li avevano rubati dall’abbazia di Montecassino, dove erano stati messi in sicurezza, per portarli a Goering: alcuni furono parte del regalo per il suo 51esimo compleanno. Ma molte vicende non sono ancora risolte o si stanno concludendo solo oggi.

Dopo anni di silenzio e poi di tentati ricatti, il 19 luglio 2019 è tornato a Palazzo Pitti, a Firenze, il Vaso di Fiori di Jan van Huysum. Questa preziosa natura morta era stata rubata da un soldato tedesco: probabilmente l’aveva presa dalla cassa in cui, insieme a molte altre opere di Palazzo Pitti, veniva trasportata verso la Germania. Un’altra storia che si conclude, dopo 75 anni, con un lieto fine.

La lotta contro il furto d’arte nazista, quindi, è una storia aperta. A fare il punto sono anche le mostre – come quella organizzata a Deventer che analizza la situazione olandese –, ma soprattutto chi oggi combatte per il recupero e le restituzioni. Sono loro a raccontarci le criticità, le questioni aperte e le sfide che ancora dobbiamo affrontare.


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