Il design guarda al futuro

17 Maggio 2016


Nuovo appuntamento su Sky Arte HD con De.Sign, la serie dedicata alla disciplina del progetto, giunta alla quarta edizione. Il nuovo ciclo di episodi proverà a chiarire i tanti significati del design, in un viaggio che unisce passato, presente e geografie urbane distanti tra loro.

Il sesto episodio, dedicato al tema de La Favola del futuro alzerà il sipario sulla storia dei fratelli designer Ronan e Erwan Bouroullec, vere e proprie star nell’innovazione degli spazi e collaboratori delle maggiori aziende del settore. Di solito sempre insieme, in questa occasione li incontreremo separatamente: uno nel loro comune atelier a Parigi, l’altro in Bretagna, a Rennes, dove è allestita una grande mostra dedicata alla loro opera, in programma fino all’autunno.

Le atmosfere francesi domineranno anche l’incontro con Adriana Friedman, la direttrice della DeLorenzo Gallery, la galleria di art déco più famosa di New York. Friedman ci parlerà di collezionismo – delle sue scelte e anche dei cambiamenti occorsi negli ultimi decenni – invitandoci nella sua stupenda casa, arredata con mobili di grande personalità, tra classico e contemporaneo.

Su progetto di un celebre studio newyorkese, quello di Diller Scofidio + Renfro, a Los Angeles si è aperto un nuovo “museo di collezionisti”, già soprannominato per la sua ricchezza “The Veil and the Vault”. Ne sono committenti i collezionisti d’arte Eli e Edythe Broad, che l’hanno voluto per ospitare la loro miliardaria raccolta di opere.

Sempre a Los Angeles, all’interno di uno spazio affascinante come la Case Study House – villetta razionalista progettata per dare abitazioni di qualità ai reduci della Seconda Guerra Mondiale – ha sede SEOMI, che porta il design coreano in America direttamente da Seul, dove la galleria ha la propria casa madre.

A Seul incontreremo Lee Hun Chung, maestro di ceramiche al confine tra design e scultura. Caratteristica peculiare delle sue creazioni è la patina applicata sui pezzi, che li fa sembrare come usciti dalla terra.

Di base a Londra, ma solitamente in viaggio da un parte all’altra del mondo, è Liam Young, futuristico e provocatorio architetto e progettista, impegnato a indagare sempre nuove ipotesi abitative: dalle miniere di zaffiri africane a città immaginarie al limite fra utopia e distopia.

Un ritorno negli Stati Uniti, a Detroit, ci farà conoscere il lavoro del designer Christopher Schank, coadiuvato da studenti della scuola d’arte e da donne bengalesi. Il risultato sono oggetti di un lusso estremo, che lo hanno portato a conquistare la fama internazionale, eppure i materiali impiegati sono umili: fogli di alluminio e resine industriali, in linea con gli ideali di Schank, che intende l’arte – libera dalla schiavitù del mercato – come strumento per il riscatto e la promozione sociale.

L’utopia di un futuro migliore è diventata realtà anche nel destino umano e artistico di Diebedo Francis Kéré, che incontreremo durante un suo viaggio a Milano. Nato in un povero villaggio del Burkina Faso da un padre lungimirante, che all’età di sette anni lo mandò a studiare in città, oggi Kéré è tra gli architetti più famosi al mondo. A Gando, la sua città d’origine dove è tornato, ha costruito una scuola, delle librerie, un centro di aggregazione, dimostrando così in concreto come l’architettura possa migliorare le condizioni di vita addirittura di un intero Paese.

Di nuovo a Milano, l’architetto Tommaso Fantoni, allievo di Norman Foster e nipote di Osvaldo Borsani, designer e fondatore della Tecno– ci aprirà la sua casa, tra memoria e futuro.

Un repentino cambio di tema ci condurrà a Castelbosco, nel piacentino, nelle sale del castello che dà nome alla località, dove è ospitato un museo davvero singolare: il Museo della Merda. Non si tratta però soltanto di un percorso attraverso le varie declinazioni del tema (dalla descrizione dell’animale più attinente, lo scarabeo stercorario, all’analisi dell’utilizzo degli escrementi nelle opere architettoniche): il museo è infatti attiguo all’azienda agricola Gianantonio Locatelli, leader nella produzione di latte di qualità e che, conseguentemente, produce anche grandi quantità di sterco proveniente dai bovini. Proprio in questa materia prima di apparente scarto sta in effetti una risorsa per il futuro: lo attesta pienamente l’avveniristico progetto qui messo in atto, capace di trasformare gli escrementi in risorsa insieme ecologica e redditizia sul piano industriale. Ne nascono così non solo metano e concime per i campi, ma anche materia grezza per intonaci e mattoni. Un modalità innovativa con la quale ridisegnare il ciclo della natura in maniera virtuosa.

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