Sport e rivoluzione nel 1968

16 Novembre 2018


Il 1968 fu un anno cruciale anche per lo sport, come esplicitato da una delle immagini più emblematiche di allora: Tommie Smith e John Carlos in piedi sul podio olimpico dei 200 metri che ascoltano l’inno americano con le medaglie al collo: guanto nero, testa bassa, pugno alto. Intanto l’australiano Norman, medaglia d’argento, solidarizza. I velocisti che sfondarono il cielo di Città del Messico, con un gesto pacifico, diventano il simbolo di tutto quello che ha bruciato e infiammato un’epoca.

Mentre nel mondo prendevano forma eventi destinati a modificare la storia recente ‒ dal Maggio francese al Vietnam, dall’uccisione di Martin Luther King e di Robert Kennedy alla rivoluzione culturale in Cina, dai carri armati russi a Praga ai Beatles in India ‒, le Olimpiadi del 1968 furono quelle della contestazione e dei record, le prime trasmesse a colori in tutto il mondo, quelle del Black Power e del leggendario salto all’indietro di Fosbury.

A mezzo secolo di distanza, 1968. Sport & Revolution, il documentario di Emanuela Audisio e Matteo Patrono, in onda sabato 17 novembre su Sky Arte, racconta e ricostruisce quei giochi rivoluzionari che modificarono per sempre la coscienza politica dello sport ma anche la sua evoluzione tecnica e tecnologica. Uno sport che guadagnava poco, ma lottava molto e che provò a cambiare la società.

Un viaggio alla scoperta dei campioni e delle campionesse che portarono la sete di cambiamento, libertà e giustizia dentro il sacro recinto dei cinque cerchi. Entrando nell’immaginario collettivo di una generazione che vedeva in quei pugni, in quegli sprint, in quei voli mai visti prima lo spirito del tempo.