Mostre a Milano

30 aprile 2019


Il nuovo episodio di Artbox, in onda su Sky Arte giovedì 2 maggio, si apre al PAC di Milano, che rende omaggio all’artista italo-brasiliana Anna Maria Maiolino, protagonista a 76 anni di un’ampia retrospettiva. Essere donna, immigrata e artista negli anni della dittatura brasiliana: è la sfida che Maiolino affronta quando arriva a Rio de Janeiro, nel 1960. Disegni, dipinti, sculture e foto ripercorrono la sua storia che ha inizio in Calabria, a Scalea, dove nasce nel 1942. Ultima di dieci figli, abbandona l’Italia a 12 anni e nell’intervista racconta il rapporto conflittuale con la terra d’origine. O Amor se faz revolucionario è il titolo della mostra che testimonia il coraggio di una donna pronta a sfidare la repressione del regime pur di affermarsi come artista.

Sarà poi la volta di un’opera d’arte site specific e temporanea, realizzata durante l’art week 2019, sui caselli daziari di Porta Venezia a Milano: è l’installazione di Ibrahim Mahama, che su invito di Fondazione Trussardi ha impacchettato con 10mila sacchi di juta i bastioni neoclassici. Proprio dal tetto dell’opera il giovane artista ghanese racconta cosa significhino per lui i sacchi, vecchi e usurati, che la compongono e che sono passati di mano in mano contenendo le merci più disparate: sono metafore del lavoro e della fatica di corpi asserviti e sfruttati. Massimiliano Gioni, direttore della Fondazione Trussardi, contestualizza l’opera: le “dimostrazioni civili” di Mahama sono legate all’immagine di confine e fanno riferimento alle conseguenze spesso drammatiche della globalizzazione.

Resteremo ancora a Milano, ma stavolta a Palazzo Dugnani, con la mostra Hypervisuality, che raccoglie sei opere di videoarte dalla collezione dell’industriale renano Heiner Wemhöner. Il filo che lega i lavori è l’ambizione di offrire un’iper-visione, ovvero immagini capaci di andare oltre il velo delle apparenze e di aprire squarci di verità su dimensioni invisibili o nascoste. Isaac Julien, ad esempio, in un video con star come James Franco e Maggie Cheung, racconta come il capitalismo influenza le vite di persone anonime; Julian Rosefeldt mette in scena transazioni clandestine tra gangster; il duo milanese Masbedo ‒ più nostalgicamente ‒ evoca fatti impalpabili come la fine delle utopie e la fragilità dell’arte; Yang Fudong, infine, ci fa toccare i fili immateriali del tempo accostando il passato cinese e quello greco-romano.

Torna l’appuntamento con l’arte alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Tre studi per un ritratto è l’opera del duo artistico Goldschmied e Chiari, allestita sulle lunette che sovrastano il ristorante di Cracco. Specchi e fumogeni sono gli ingredienti che le artiste, Sara e Eleonora, mettono insieme con una tecnica segreta, la stessa che è protagonista della loro mostra Eclisse al Museo Novecento di Firenze. Qui, oltre ai due specchi circolari che ricreano l’illusione dell’eclisse, l’installazione invita a riflettere sulla storia e sull’importanza della memoria. Lo spazio dedicato alla recensione è affidato in questa puntata ad Angela Vettese, che ci parla della prima mostra personale dedicata all’artista Luc Tuymans in Italia.