Van Gogh, tra genio e inquietudine

18 Febbraio 2016


É uno dei pittori più acclamati nel panorama artistico internazionale, eppure l’esistenza di Vincent Van Gogh non conobbe la fama che certamente avrebbe meritato. Anima sensibile e tormentata, Van Gogh alternò fasi di grande entusiasmo creativo a momenti di profonda instabilità, che lo condussero al tragico, e ben noto, suicidio.

La Van Gogh Night in onda sabato 20 febbraio su Sky Arte HD prenderà il via con Van Gogh – Lettere dalla follia. Il docu-film diretto da Andrew Hutton ci condurrà in un viaggio imperdibile tra le pieghe di una mente geniale, dominata però da ossessioni e paure insormontabili. Grazie alla magistrale interpretazione di Benedict Cumberbatch, che vestirà i panni dell’artista, ripercorreremo le tappe di una vita segnata da uno straordinario talento e da una altrettanto intensa inquietudine. L’intera trama prenderà le mosse da una preziosissima documentazione: la raccolta delle oltre novecento lettere scritte da Van Gogh al fratello Theo nell’arco di diciotto anni, a partire dal 1872. La fitta corrispondenza racconterà nel dettaglio le esperienze vissute da Van Gogh e le sue riflessioni, regalandoci una testimonianza in presa diretta.

Van Gogh – Un nuovo modo di vedere, il documentario diretto da David Bickerstaff, ci accompagnerà in un incredibile tour immersivo attraverso il nuovo allestimento del Museo Van Gogh di Amsterdam, alla scoperta delle sue sale e dei magazzini, generalmente preclusi ai visitatori. Un percorso emozionale tra le opere meno note e i più famosi capolavori, come I mangiatori di patate, I Girasoli, Iris, La camera di Vincent ad Arles. E una testimonianza reale dell’innovativa creatività di un genio incompreso.

In chiusura di serata, Carlo Lucarelli condurrà l’episodio di Muse Inquietanti dedicato a Van Gogh. Secondo quanto recitano le sue biografie, l’artista morì per propria volontà ad Auvers-sur-Oise, nel 1890. Eppure, qualcosa non torna nella confessione di Vincent sul letto di morte. La dinamica dell’accaduto resta paradossale, per via di quel colpo di pistola sparato in modo così maldestro da mancare l’obiettivo dell’aspirante suicida – ferendolo sì mortalmente, ma dopo una lenta agonia. Quasi si fosse trattato di un fatto accidentale. Commesso da chi? Possibile che, in punto di morte, Van Gogh abbia deciso di tenere nascosta la verità sul suo assassino in un ultimo, estremo atto d’amore per l’umanità?

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