James Tissot, un talento enigmatico

19 Gennaio 2016


Francese di nascita ma britannico di adozione, appartenente alla borghesia ma del tutto a proprio agio nei salotti aristocratici, la sua pittura – a lungo dimenticata – rappresenta uno dei più alti risultati creativi raggiunti in epoca ottocentesca. Capace di unire le influenze impressioniste ai sentori preraffaelliti, senza dimenticare la tradizione accademica, James Tissot è il protagonista del nuovo appuntamento con la serie dedicata alle Grandi Mostre, in onda giovedì 21 gennaio in prima visione su Sky Arte HD.

Fino al 21 febbraio, James Tissot è al centro dell’omonima rassegna ospitata a Roma dallo splendido Chiostro del Bramante, che fa da cornice a un ricco excursus tra i suoi più celebri capolavori. Curata da Cyrille Sciama, la mostra ripercorre le vicende artistiche e personali di un grande maestro, finora poco celebrato in Italia. Dopo le indimenticabili esposizioni allestite in tutto il mondo – da Parigi agli Stati Uniti al Canada – la pittura di Tissot fa il suo ingresso per la prima volta nel nostro Paese, mettendo in risalto la straordinaria attitudine coloristica dell’artista.

Nato a Nantes nel 1836 ma britannico d’adozione, Tissot apparteneva all’alta borghesia del tempo, della quale divenne uno dei maggior interpreti sul piano pittorico. Le ottanta opere in mostra – provenienti da musei internazionali come la Tate di Londra e i parigini Petit Palais e Museé d’Orsay – testimoniano la forte influenza esercitata sull’artista dalla capitale francese e dalla realtà londinese, senza tralasciare la sua vena mistica e il suo interesse per la moda.

Organizzata in otto sezioni, la mostra offre un viaggio cronologico tra carriera, passioni e vissuto dell’autore. Dagli esordi ai Salon parigini al coinvolgimento nella vita dell’alta borghesia cittadina, dal trasferimento a Londra all’ironico ritratto pittorico della società vittoriana, dalla relazione con la giovane Kathleen Newton alla vena mistica che percorre le sue opere a partire dal 1860 fino al rientro a Parigi, la mostra di Roma celebra un’eccezionale figura della modernità, al di sopra di qualunque definizione.

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