Muhammad Ali, pugile e attivista

18 Giugno 2019


Icona del pugilato e simbolo di emancipazione e riscatto sociale per il popolo nero, il protagonista del documentario in due parti What’s my name – Muhammad Ali, in onda venerdì 21 giugno su Sky Arte e presentato al Biografilm Festival di quest’anno, ha scritto un importante capitolo della storia sportiva internazionale e non solo.

Diretta da Antoine Fuqua, la pellicola evoca l’esistenza di Muhammad Ali come pugile e come uomo, offrendo agli spettatori il ritratto a tutto tondo di una personalità che ha saputo lottare sia sul ring sia al fianco degli oppressi, per la difesa dei diritti civili.

Oltre alla voce di Muhammad Ali, la pellicola si basa su materiali d’archivio, alcuni dei quali inediti, e sulle testimonianze di amici, colleghi e parenti, descrivendo vittorie e sconfitte di un boxeur e di un instancabile attivista che ha lasciato il segno indelebile del proprio passaggio.

Dagli esordi sportivi alla conversione all’Islam e alla trasformazione del proprio nome da Cassius Clay in Muhammad Ali, dal rifiuto di scendere in battaglia in Vietnam ai celeberrimi scontri con Joe Frazier e George Foreman fino ai molti titoli vinti, la storia di Muhammad Ali trova nel documentario di Fuqua nuove chiavi di lettura.

Emblematiche le parole del produttore esecutivo LeBron James: “Muhammad Ali ha trasceso lo sport come il mondo non aveva mai visto fare prima. È un onore avere l’opportunità di raccontare per le generazioni future la sua incredibile storia. Ali ha mostrato a tutti noi il coraggio e la convinzione che occorrono per lottare in ciò in cui si crede”.