Il ducato di Maria Luigia a Parma

22 Marzo 2019


I riflettori tornano ad accendersi sui luoghi in cui il tempo e la storia hanno lasciato il segno del proprio passaggio, grazie a un nuovo episodio della serie Italie invisibili.

Stavolta raggiungeremo Parma, dove, il 20 aprile 1816, giunse Maria Luisa d’Asburgo Lorena. La primogenita del re Francesco II, per volere del padre, sposa giovanissima l’imperatore Napoleone che, sconfitto a Waterloo, è costretto a rifugiarsi sull’isola di Sant’Elena. Sebbene non fu un matrimonio d’amore, Napoleone si rivelò un marito premuroso e fece ritrarre la sua sposa nelle vesti della Concordia dallo scultore neoclassico Antonio Canova. La statua approda nella Reggia di Colorno nel 1816, quando l’ormai ex imperatrice regna sul ducato parmense affidatole dai sovrani che, nel Congresso di Vienna, decidono i destini d’Europa.
L’ingresso nella città di Parma è l’inizio di una nuova vita, segnato anche dal cambio di nome in Maria Luigia. Nei territori del ducato, comprendenti Piacenza e Guastalla, Maria Luigia è accompagnata dal generale Adam Albert von Neipperg. L’uomo, che è sempre al suo fianco come consigliere e sostenitore, diventa suo marito morganatico e padre dei suoi figli, Albertina e Guglielmo da Montenuovo. Da questa unione la duchessa acquista il Casino dei Boschi a Sala Baganza.

Maria Luigia, ispirandosi ai luoghi fastosi in cui è cresciuta, progetta un nuovo aspetto per la Parma che era stata dei Farnese e dei Borbone, impegnandosi a risollevare le sorti di un ducato piegato dalla miseria. Costruisce ponti come quello sul fiume Taro, ritenuto all’epoca il più lungo d’Europa; rinnova la strada della Cisa per arrivare ai porti liguri; ingrandisce la Biblioteca Palatina con il salone che porta il suo nome, affrescato da Francesco Scaramuzza e impreziosito dall’Erma di Antonio Canova. La sovrana austriaca è una cultrice della musica e fa costruire il Teatro Regio su progetto all’architetto di corte Nicola Bettoli, mentre Giovan Battista Borghesi ne decora il sipario con la sua immagine. Solo pochi anni dopo vi suoneranno le arie di Giuseppe Verdi, che si forma a Milano grazie a una borsa di studio ducale. Anche il talento innovativo e visionario di un piemontese trapiantato a Parma, il tipografo Giovan Battista Bodoni, non sfugge alla duchessa, che alla sua morte ne acquista libri, caratteri, punzoni e matrici perché rimangano una eredità collettiva.

L’incisore Paolo Toschi, che pochi anni prima, a Parigi insieme a Canova, aveva lavorato per la restituzione delle opere d’arte di Correggio e Parmigianino sottratte a Parma nelle campagne napoleoniche e destinate al Louvre sarà a lungo il direttore della Regia Accademia d’Arte, re-istituita da Maria Luigia dopo la chiusura napoleonica. Proprio come un piccolo Louvre, Maria Luigia fa allestire le stanze della Rocchetta, nella Galleria Nazionale della Pilotta, inaugurando il primo museo aperto al pubblico.
La sovrana che guarda al futuro ha cura anche della memoria, sia delle famiglie ducali che l’hanno preceduta sia dei suoi cari, che riposano per suo volere nella Chiesa di Santa Maria della Steccata.
Alla sua morte, il ducato tornerà ai duchi Borbone, che non potranno offuscare il ricordo della sovrana capace di trasformare Parma in una petite capitale.


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