I misteriosi casi dell’arte

26 febbraio 2016


L’arte non è soltanto fucina di talenti impareggiabili e capolavori leggendari, ma anche un preziosa miniera di misteri irrisolti. Lo sa bene il giallista Carlo Lucarelli che, ancora una volta, ci guiderà alla scoperta degli enigmi dell’arte, spesso celati nelle esistenze dei grandi maestri della creatività. L’appuntamento con Muse Inquietanti in onda lunedì 29 febbraio su Sky Arte HD sarà dedicato a ben cinque misteriosi casi legati alla storia della creatività.

La serata prenderà il via con un evento clamoroso: Il furto della Gioconda. Era il 21 agosto 1911 quando dalle sale parigine del Louvre scomparve il capolavoro leonardesco per eccellenza, gettando il mondo intero nel più assoluto sconcerto. Ben presto le indagini condussero a Vincenzo Peruggia, un insospettabile imbianchino originario di Varese, entrato tra le file dei manovali assunti dal prestigioso museo. Il furto compiuto da Peruggia aveva profonde ragioni patriottiche: convinto che il famoso dipinto leonardesco fosse stato saccheggiato da Napoleone, il ladro-imbianchino decise di restituirlo al suo paese d’appartenenza, l’Italia. Uscito semplicemente dal Louvre nascondendo la Monna Lisa sotto il cappotto, Peruggia la custodì per i successivi due anni nella propria dimora parigina. La rocambolesca vicenda si concluse nel 1913, quando il ladro-imbianchino offrì la preziosa opera a un mercante d’arte toscano, nel tentativo di restituire all’Italia uno dei suoi tesori. Del resto, il ladro “romantico” ignorava che la Gioconda fosse approdata in Francia già nella prima metà del Cinquecento, acquistata dal sovrano Francesco I per 4000 ducati.

L’avvincente episodio dedicato ad Artemisia Gentileschi farà luce su una delle figure femminili più celebri della storia dell’arte. Sebbene nel Seicento non fosse facile per una donna vedere riconosciuto il proprio talento creativo, Artemisia Gentileschi fu capace di difendere il suo valore fin dall’adolescenza.  Figlia di un pittore, imparò il mestiere d’artista nella bottega del padre, dimostrando grande maestria già a diciassette anni. Eppure le vicende di Artemisia passarono alla storia soprattutto per il processo per stupro che la vide coinvolta come vittima. La Gentileschi è stata una delle prime donne al mondo a trovare la forza di denunciare il proprio carnefice, trascinandolo in tribunale, incurante della generale ostilità riservatale dai suoi concittadini e perfino da suo padre, che testimoniò contro di lei. La causa fu persa, ma l’esempio di Artemisia si trasformò ben presto in un simbolo di coraggio per le donne delle generazioni successive.

Borromini proporrà un’attenta su uno dei maestri del Seicento italiano. Era il 2 agosto 1667 quando l’architetto ticinese Francesco Castelli Brumino, noto al secolo come Francesco Borromini, si tolse la vita gettandosi su una spada che aveva conficcato nel tavolaccio dello studio. Un modo certamente curioso e laborioso per togliersi la vita, che rispecchiava lo spirito delle sue opere. Sopravvisse in condizioni disperate ancora un giorno, durante il quale avrebbe raccontato al medico che lo assisteva le ragioni del suicidio. Il settantenne architetto del Laterano era depresso, angustiato dal timore delle malattie, sempre più malinconico e intransigente. Ma qualcosa non torna. È davvero un’impresa gettarsi su una lama, trafiggersi il costato dall’alto verso il basso, da destra a sinistra, e riuscire a sopravvivere per un intero giorno. Ecco quindi farsi strada l’ipotesi dell’omicidio, o forse di un suicidio “guidato”. Ma per conto di chi? Borromini possedeva diecimila scudi – un’enormità per l’epoca – aveva tanti nemici, primo tra tutti l’acerrimo rivale Gian Lorenzo Bernini, e anche un nipote che voleva diseredare. Aveva scritto un testamento ritirato il giorno antecedente il “suicidio”, con l’intenzione di rivederne alcune parti, ma il contenuto di esse resterà per sempre un mistero.

Sarà ancora una volta il furto il protagonista di Caravaggio e la mafia, l’episodio dedicato a uno dei furti più eclatanti della storia. Il 17 ottobre 1969 venne sottratta dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo la grandiosa Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi dipinta da Caravaggio. A quella vicenda, tuttora rimasta irrisolta, si susseguì una catena di ipotesi, congetture, probabili depistaggi e addirittura testimonianze di criminali pentiti. Proprio un pentito, Francesco Marino Mannoia, racconta che la tela si sbriciolò poco dopo il furto, quando i maldestri manovali di Cosa Nostra tentarono di arrotolarla. Fatto realmente accaduto o una farsa orchestrata ad hoc? Secondo il pentito Giovanni Brusca, invece, l’opera fu oggetto di una trattativa con lo Stato per l’ammorbidimento della legge 41 bis, che impone il carcere duro ai criminali mafiosi. In base alle dichiarazioni di un terzo ex mafioso, Gaspare Spatuzza, l’opera fu nascosta in una stalla dove sarebbe stata “mangiata dai topi e dai maiali”. Altri ancora sostengono che l’opera sia andata distrutta nel terremoto dell’Irpinia oppure che sia nascosta nella dimora di qualche boss. Insomma, il destino di questo capolavoro pittorico resta un enigma, le cui tracce non smettono di solcare la contemporaneità.

Un balzo avanti nel tempo ci condurrà in un’epoca più recente, che farà da sfondo a Gala Dalì, l’episodio intitolato alla celebre consorte di Salvador Dalì. L’intera vicenda risale al giugno del 1982, quando, all’ospedale di Barcellona, un paio di uomini trafugano il cadavere di una donna e lo caricano nel baule di una Cadillac. È la Cadillac di Salvador Dalì, che è in loro compagnia. Il corpo senza vita appartiene alla moglie del celebre artista, morta qualche ora prima. Quali segreti custodiva Gala Dalì? Di origine kazaka e nata in una famiglia di intellettuali, fu in Svizzera che la giovane incontrò la cerchia dei surrealisti, intrecciando con loro altalenanti relazioni sentimentali. Dopo l’unione con Paul Eluard e la liaison clandestina con Max Ernst, Gala conobbe Dalì e lo sposò, dando il via a un matrimonio turbolento e promiscuo. Ormai ultrasettantenne, la donna confessò proprio a uno dei suoi amanti la vera ragione del ricovero in ospedale che poi l’avrebbe condotta alla morte. Sarebbe stato Dalì a procurarle la fatale frattura al bacino, dopo averla malmenata e gettata a terra. Consapevole del desiderio della moglie di essere sepolta nel loro castello a Girona, Dalì commissionò il trafugamento del suo cadavere e assoldò un’equipe di medici per fare imbalsamare Gala che, vestita con il suo abito Dior preferito, è stata sepolta nella cripta del castello.

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