L’omicidio di Marvin Gaye

27 Marzo 2020


Quando Marvin Gaye regalò per Natale una calibro 38 a suo padre, non sapeva che lui l’avrebbe usata per uccidere proprio suo figlio poco tempo dopo. O forse sì.

Marvin soffriva di profonde depressioni, si sentiva non amato e inutile, e aveva tentato il suicidio già tre volte. L’ultima qualche giorno prima di essere ucciso dal padre, lanciandosi da un’auto in corsa. La volta precedente invece aveva ingerito una robusta dose di cocaina, ma l’avevano salvato. La prima volta aveva tentato di spararsi ma era stato fermato da Berry Gordy, il produttore della Motown, la casa discografica che produceva i suoi dischi.

Il primo aprile del 1984 però non c’era nessuno a fermare la lite tra Marvin e suo padre. Avevano da sempre un rapporto difficile e complesso. Il padre era molto geloso del successo artistico del figlio. Marvin era entrato in profonda depressione dopo la fine del suo matrimonio con Anna Gordy, la sorella del suo produttore. Nonostante i successi discografici, le cose peggiorarono sempre di più e Marvin si convinse che qualcuno voleva ucciderlo. Si muoveva circondato da guardie del corpo e aveva diversi assaggiatori che dovevano individuare eventuali cibi avvelenati.

Inoltre era tornato da poco più di un anno a vivere con i suoi genitori. Proprio all’interno di quella casa, la sera del primo aprile 1984, in seguito a una banale lite, il padre di Marvin Gaye usò il proprio regalo di Natale contro suo figlio. Uccidendolo con due colpi al petto. Questa tragica storia sarà raccontata da Carlo Lucarelli durante l’episodio della serie Inseparabili in onda su Sky Arte lunedì 30 marzo.