La contea di Soleto e la Grecia salentina

8 Aprile 2019


Nuovo appuntamento, su Sky Arte, con la serie Italie Invisibili. Durante l’episodio in onda lunedì 8 aprile, ripercorreremo l’affascinante storia della contea di Soleto e della Grecia salentina.

A metà strada tra il mar Ionio e il mar Adriatico riposa nell’Alto Medioevo la Terra d’Otranto, tanto vicina all’Oriente da essere raggiunta forse intorno all’VIII secolo da famiglie di monaci e religiosi bizantini, in fuga dalle epurazioni iconoclaste dell’Imperatore Leone III Isaurico. Che siano arrivati per mare a portare il rito e la lingua greche, o che siano arrivati per terra, dalla Sicilia, cacciati dalla occupazione araba intorno all’anno 1000, non è dato sapere. A Corigliano d’Otranto, a Soleto, a Melpignano, a Carpignano dei Greci, a Vaste e negli altri comuni oggi uniti per preservare la loro identità linguistica e culturale, si può sentire ancora risuonare la lingua grika.

In questo substrato di culture lasciate da japigi, messapi, greci e romani, si innesta agli inizi del XIV secolo il ramo provenzale del condottiero Ugone Del Balzo, che segue verso il profondo sud d’Italia Carlo I d’Angiò nelle sue spedizioni belliche e, nel 1305, ottiene la contea di Soleto, governando anche su Sternatia, Galatina, Zollino e Castrignano. Il pronipote, Raimondello Del Balzo Orsini, sul finire del Trecento è il feudatario più ricco d’Italia, con entrate maggiori di quelle percepite dal Re di Napoli, e quando sposa Maria d’Enghien diventa anche Principe di Lecce e di Taranto.

Il conte decide di portare il vento d’Europa anche nella grecofona Soleto. E lo fa attraverso l’architettura. La chiesa romanica di Santo Stefano è coperta all’interno per intero da affreschi che raccontano i misteri della fede del rito greco, quasi invisibili ma scritti nei cartigli degli apostoli. Accanto alla chiesa bizantina, Raimondello fa costruire la guglia gotica che doveva vedersi da due mari. Perché i canti funebri delle prefiche fossero superati, perché il rito latino e l’evangelizzazione cattolica si diffondessero, Raimondello dà inizio alla costruzione della Basilica di Santa Caterina a Galatina, dove Francesco l’Aretino e altre maestranze provenienti da Venezia, Padova e Napoli dipingono affreschi del gotico internazionale, quello stile che guarda a Giotto e unisce idealmente, nell’arte, l’Italia. Alla morte di Raimondello, nella basilica retta dai francescani, campioni dell’ortodossia, Maria d’Enghien commissiona per il marito un monumento funebre che suo figlio Giovanni Antonio porterà a termine.

Per volere della corona aragonese, le sorti della contea passano dopo il 1468 nelle mani della famiglia Scanderbeg, discendente da quel Giorgio Castriota d’Albania che aveva fermato l’avanzata dei turchi-ottomani verso l’Europa, e che aveva dato inizio alla costruzione del Palazzo Castriota di Melpignano. Pochi anni dopo la sua morte, nel 1480, le flotte turche assedieranno e conquisteranno Otranto: le barriere dei castelli, come quello di Corigliano d’Otranto o quello di Castrignano dei Greci, non impediranno ancora una volta alle culture locali di fondersi con quelle a venire, in un felice sincretismo culturale.

La contea di Soleto dal 1535 passa per quasi un secolo ai Sanseverino di Napoli, che la perdono in meno di cent’anni. Nel frattempo, il Concilio di Trento aveva decretato la fine del rito bizantino; questo, insieme all’alfabetizzazione postunitaria, relegherà l’uso del griko alla sola oralità delle classi operaie e contadine. Soltanto gli studi antropologici sul tarantismo e sulla magia degli anni Sessanta di Ernesto De Martino potranno restituire la potenza emanata da questa terra a un futuro che la esalti.

Edoardo Winspeare, Francesco Somaini, Luigi Manni, Eugenio Imbriani, Marina Falla Castelfranchi e Stefania Castellana approfondiranno i temi trattati dall’episodio.

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