L’uomo che rubò Banksy

8 Settembre 2020

L'uomo che rubò Banksy

È il 2007. Banksy e la sua squadra si introducono nei territori occupati e firmano a modo loro case e muri di cinta. I palestinesi però non gradiscono. Il murale del soldato israeliano che chiede i documenti all’asino li manda su tutte le furie: passi l’essersi introdotto nei territori e l’aver agito senza nemmeno presentarsi alla comunità, ma essere dipinti come asini davanti al resto del mondo è davvero troppo.

A vendicare l’affronto con un occhio al bilancio pensano un imprenditore locale, Maikel Canawati, e soprattutto Walid, palestrato taxista del posto. Con un flessibile ad acqua e l’aiuto della comunità, Walid decide di tagliare il muro della discordia per rivenderlo al maggior offerente.

È da questi eventi che prende il via L’uomo che rubò Banksy, la pellicola di Marco Proserpio con la voce narrante di Iggy Pop, in onda su Sky Arte martedì 8 settembre. Il film descrive lo sguardo palestinese su un’arte di strada di matrice occidentale e sui messaggi veicolati dalla street art sul muro che separa Israele dalla West Bank. Ma è anche il racconto della nascita di un mercato parallelo, tanto illegale quanto spettacolare, di interventi di street art prelevati dalla strada senza il consenso degli artisti.

Partendo da alcuni casi concreti di opere finite sul mercato all’insaputa dei loro autori, la pellicola affronta tematiche di attualità legate alla comparsa della speculazione nel mercato della street art, al diritto d’autore, al confronto tra culture diverse in un’ottica post-coloniale e al recupero di opere percepite come delle vere e proprie sfide tecnologiche anche da restauratori specializzati nello stacco di affreschi rinascimentali.