Il calcio e la rivoluzione

7 Dicembre 2018


Nel 1968, cinquant’anni fa, la rivolta sociale interessò anche il calcio, spronando i giocatori a emanciparsi dalle società cui appartenevano. Il 3 luglio 1968 nasce ufficialmente a Milano l’Associazione Italiana Calciatori; a costituirla è un gruppo di giocatori, riuniti nello studio del notaio Barassi. Del gruppo fanno parte Bulgarelli, Mazzola, Rivera, Castano, De Sisti, Losi, Mupo, Sereni, Corelli e Sergio Campana, avvocato, che da appena un anno ha lasciato il calcio giocato e che diventa presidente dell’associazione.

Subito ribattezzato con disprezzo “il sindacato dei ricchi e dei miliardari”, l’Aic, osteggiato da molti proprietari di squadre, inizierà la sua battaglia in difesa di tutti i calciatori (all’inizio solamente di serie A e B). Il sindacato vede in prima linea Rivera, Mazzola, Bulgarelli e De Sisti, i volti più famosi della nazionale che ha appena vinto gli Europei del ‘68. Nemici sul campo, ma solidali nel ritenere che un calciatore avesse il diritto di decidere per se stesso.

Minacciati subito di squalifica, invitati a non andare all’incontro, quei giocatori ricordano oggi con fierezza la scelta di schierarsi al fianco dei meno fortunati. Erano quasi tutti figli di lavoratori e per punizione ricevettero la visita della Finanza che indagava sui loro contratti e che li multò. Cinquant’anni dopo, gli eredi di quei calciatori chiedono di contare politicamente di più nell’organizzazione del calcio.

Racconti, vicende e testimonianze ‒ fra cui quelle di Campana, Rivera, De Sisti, Losi, Zigoni, Tommasi, Sollier ‒ animano il documentario di Emanuela Audisio e Matteo Patrono, 1968 La rivoluzione del Calcio Italiano, in onda domenica 9 dicembre su Sky Arte.