Edward Hopper, dall’America a Bologna

8 Giugno 2016

Edward Hopper (1882 1967), Second Story Sunlight, 1960, Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest © Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Art

“Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere”. Questa affermazione descrive al meglio il fare pittorico di uno dei più grandi artisti del secolo scorso, cui è dedicato il nuovo episodio della serie Grandi Mostre, in onda giovedì 9 giugno su Sky Arte HD.

Stiamo parlando di Edward Hopper, fulcro della rassegna ospitata, fino al prossimo 24 luglio, nella cornice di Palazzo Fava, a Bologna. Una suggestiva monografica che raccoglie ben sessanta opere del maestro americano, come gli intensi e poetici capolavori Le Bistro or The Wine Shop (1909), South Carolina Morning (1955), Second Story Sunlight (1960), New York Interior (1921) e Summer Interior (1909).

Dopo gli acclamati eventi espositivi di Roma e Milano, l’artista statunitense – divenuto famoso per le scene di interni, gli orizzonti di mare e la rappresentazione di un’umanità colta in attimi di sospensione o attesa – è protagonista di un nuovo appuntamento in Italia.

Reso possibile grazie alla collaborazione con il Whitney Museum di New York, l’appuntamento bolognese può vantare anche la presenza di un prestito d’eccezione: si tratta di Soir Bleu, quadro di grande estensione, con una lunghezza di circa due metri, realizzato da Hopper nel 1914 a Parigi e considerato un simbolo della solitudine e dell’alienazione umana. È proprio il museo della Grande Mela a conservare, per volontà della vedova di Hopper, la sua intera eredità, composta di oltre tremila opere fra dipinti, disegni e incisioni.

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