Quando l’artista è sarto, falegname…

23 aprile 2013


Arriva il giorno in cui l’artista depone pennello e tavolozza. E imbraccia chiodi e martello, ago e filo, zappa e rastrello. Arriva il momento in cui ci si accorge che la figura, come viene comunemente intesa, non è più sufficiente a rappresentare il contemporaneo; l’attimo che vede superare anche l’astrattismo. Per raccontare la società dei consumi e lo scarto tra l’Italia del boom e la sua arcana tradizione rurale serve dunque una nuova arte. L’Arte Povera.

Ferro e terra, cumuli di stracci, legno; installazioni che giocano in maniera sapiente con i diversi spazi espositivi e pongono interrogativi dall’altissimo profilo concettuale. Opere che sanno conquistare, nel giro di pochissimi mesi, la più severa critica internazionale. Comincia tutto a Torino alla metà degli Anni Sessanta, viene subito rilanciato nella Amalfi di Marcello e Lia Rumma, entusiasti collezionisti e mecenati: il movimento esplode in maniera incontenibile.

Un viaggio tra i neon di Mario Merz e gli enigmatici arazzi di Alighiero Boetti; tra le cupe installazioni di Jannis Kounellis e le suggestioni ambientaliste di Piero Gilardi: nella cornice del Castello di Rivoli, sede di uno tra i più importanti musei d’arte contemporanea italiani, va in scena una nuova puntata de L’arte non è Marte. La serie che svela anche ai più piccoli i segreti dell’arte di oggi, nel modo più efficace e coinvolgente: giocando.

Due squadre, sei ragazzi di età compresa tra i sette e i dodici anni; tre prove da superare per aggiudicarsi la vittoria della puntata. Si passa dalla “Caccia al tesoro” per le sale di Rivoli, con la missione di individuare il pezzo che meglio rappresenta l’Arte Povera, al “Tableau vivant”, con cui i piccoli devono inscenare quasi fossero mimi una delle opere della collezione. Infine “All’opera!”: il momento in cui, grazie all’aiuto dello scenografo Mario Torre, ci si rimbocca le maniche e si gioca a fare gli artisti.