R.E.M., quando il rock esce dal “garage”

18 Novembre 2013

Rem

Vengono dal profondo sud degli Stati Uniti, terra di bluesman e jazzisti di razza. Ma la loro estetica musicale guarda a ben altri riferimenti: all’asciutta crudità di chitarre affilate, a una tessitura melodica che spazia verso nuovi orizzonti; ad armonie eteree e allo stesso tempo caldissime, richiamo ad una introspezione poetica e raffinata. Partiti da Athens, nella placida Georgia, hanno riscritto la Storia dell’underground. Facendolo uscire per sempre dalla dimensione garage.

I R.E.M. sono stati band di portata epocale, simbolo di quell’etichetta di “rock alternativo” che dalla loro comparsa in avanti ha accompagnato chiunque cantasse fuori dal coro, seguisse vie meno battute, proponesse musica libera dai cliché imposti delle major. Dimostrando, grazie a un successo planetario, come il gusto del pubblico possa essere costantemente educato e svezzato, suggestionato e anche provocato. Non solamente appagato con acquiescenza.

I file della memoria ci portano a Dublino, nel febbraio del 2005. È una band all’apice del successo quella che si presenta sul palco del Point Theatre, sede di un concerto che vede Michael Stipe e compagni estrarre dal cilindro una performance impressionante per dinamismo e coinvolgimento. Le chitarre di Peter Buck e il basso di Mike Mills sono protagonisti di uno show dall’impatto sonoro stupefacente, reso immortale dalle riprese condotte da Blue Leach, già regista dei migliori live dei Depeche Mode.

La scaletta suona come un greatest hits, che celebra un quarto di secolo di carriera nella musica. Si passa dai grandi successi della stagione Anni Ottanta, come The One I Love  e Orange Crush , alle hit più note della band: la tenera e dolente Everybody Hurts  e la malinconica Losing My Religion . Fino a chiudere con i brani più recenti, estratti da quello che all’epoca era l’ultimo album registrato dal gruppo: Around The Sun .

La curiosità – Tra gli album più celebri e acclamati dai R.E.M. c’è Monster , uscito nel 1994 e dedicato a due figure fondamentali per la Storia del costume e della cultura popolare. Da un lato l’attore River Phoenix, amico di Michael Stipe scomparso proprio quell’anno; dall’altro Kurt Cobain, leader dei Nirvana anch’egli morto in quel fatale 1994. Il brano Let Me In , scritto pensando proprio a Cobain, viene registrato suonando una Fender donata ai R.E.M. da Courtney Love, vedova del cantante.