Ragazzi, non piangete: ecco i Cure!

11 marzo 2013


Sono la quintessenza degli Anni Ottanta. La furibonda energia del punk, la spensieratezza del pop e la ricercata leggerezza new wave, le cupe atmosfere dark e le felici digressioni rock concorrono a comporre il variopinto e stupefacente mosaico dei Cure. Band sulla scena da trentacinque anni, capace di vendere quasi 30 milioni di dischi e di firmare hit generazionali come “Boys Don’t Cry”. Un gruppo che ha fattola Storia; e che nella dimensione live scatena tutto il suo potenziale.

Dei quasi 1300 concerti tenuti in carriera la doppia data dell’autunno2002 aBerlino, nella cornice di un Tempodrom gremito in ogni ordine di posto, rappresenta senza dubbio il punto più alto mai raggiunto dal gruppo. Un’esibizione tiratissima, che inanella senza soluzione di continuità pezzi storici come “Lullaby”, e “The Hanging Garden”; arrivando fino al più recente “Maybe Someday”. Oltre tre ore di musica, in origine: per una selezione di sessanta minuti imperdibili.

A giganteggiare, sul palco, l’eccentrico Robert Smith: deus ex machina della band, fondatore ed unico membro originale sempre presente nella trentennale esperienza di un gruppo fondamentale per la storia del rock. Il suo trucco pesante e la pettinatura disordinata sono diventati autentiche icone di stile per una intera stagione musicale; un look che ha saputo rappresentare l’anima insieme cupa e sbarazzina di un’epoca.

Un live davvero antologico quello andato in scena a Berlino, costruito attorno a tre album fondamentali per la storia della band. La carica aggressiva di “Pornography”, le atmosfere oniriche di “Disintegration” e la maturità compositiva di “Bloodflowers” coprono di fatto tre decenni di musica, dai primissimi Anni Ottanta al nuovo millennio, e costituiscono l’ideale trilogia del periodo dark del gruppo.