Quel Don Giovanni di Carmelo Bene

15 gennaio 2015

Carmelo Bene in Don Giovanni (1970)

Ancora una pellicola preziosa tratta dal catalogo RaroVideo, che la rassegna RaroArte curata dall’autorevole Gianni Canova ha selezionato appositamente per i cinefili di Sky Arte HD. All’una di notte, andrà in onda ancora un capolavoro sperimentale firmato da Carmelo Bene: il suo Don Giovanni del 1970, di cui è regista e sceneggiatore. Insieme all’artista salentino, sul set troviamo l’attrice Lydia Mancinelli, nel ruolo dell’amante di Don Giovanni; Gea Marotta, figlia dell’amante; Vittorio Bodini, infine, che recita la parte del prete.

Il film, terzo lungometraggio di Carmelo Bene presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 23º Festival di Cannes, prende avvio dalle azioni intraprese dal protagonista – Don Giovanni, naturalmente – per sedurre la figlia della sua amante. La trama si ispira quindi a una storia contenuta ne Le Diaboliche, di Jules-Amédéé Barbery D’Aurevilly, per la precisione al racconto Il più bell’amore di Don Giovanni.

Costato pochi milioni di lire, tutta l’opera è stata girata in effetti all’interno di un unico spazio e per giunta molto angusto, per non dire claustrofobico. Più che la scenografia, a farla da padrone nella pellicola è quindi il montaggio: elaborazione sincopata e straniante di una miriade di inquadrature, alcune delle quali talmente brevi da essere percepibili soltanto a livello inconscio. A cominciare dall’incipit del film, che apre con una scena in bianco e nero inframmezzata da due soli fotogrammi a colori.

A tal proposito, Carmelo Bene ha descritto così la sua creazione, tra le pagine della sua Vita: “Don Giovanni è arte fatta a pezzi, musica a brani”. Rafforzano questo effetto di frantumazione – prodotto da un ricorso esasperato non solo al montaggio, ma a inquadrature peculiari quali le soggettive – alcuni elementi scenici come gli specchi.
Il soggetto non riesce mai a essere davvero “inquadrato” in una porzione di realtà definita: tutto è raddoppiato, incorniciato e quindi segmentato. Secondo una logica che di razionale ha ben poco e, non a caso, ha portato il critico Callisto Cosulich a definire Carmelo Bene “il nostro Eisenstein da camera”.

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La curiosità – Per il Don Giovanni, Carmelo Bene scelse come set il suo stesso appartamento a Roma, in via Aventina, le cui pareti furono rivestite di velluto nero in occasione delle riprese del film.