Rijksmuseum, Amsterdam ritrova i suoi gioielli

3 settembre 2014


Il rumore di passi solitari rimbomba nelle sale vuote. Un velo appena percettibile di polvere ammanta gli eleganti pavimenti di uno tra i più nobili palazzi della città: casa delle arti tra le più note e giustamente ammirate al mondo. Il tempo assume una dimensione incorporea, si dilata in una sospensione infinita nell’attesa – sempre più febbrile – che tutto si compia. E il museo torni finalmente al suo originale splendore.

Ci sono voluti esattamente dieci anni per avviare e concludere i cantieri di restauro del Rijksmuseum, la collezione d’arte più nota di Amsterdam e dunque tra le più apprezzate d’Europa. Altrettanti ne ha impiegati Oeke Hoogendijk per raccontare in modo esclusivo il procedere dell’impresa, accedendo – unico “esterno” tra tanti addetti ai lavori – al backstage di un intervento che ha fatto epoca.

Quattrocento i milioni di euro investiti in progetto, quello firmato dallo studio spagnolo Cruz y Ortiz che ha dovuto necessariamente tenere conto delle esigenze di un luogo che non ha mai smesso di lavorare. Il Rijksmuseum, letteralmente “aperto per lavori”, ha continuato ad accogliere i visitatori, interdicendo l’accesso solo alle ali dell’edificio di volta in volta occupate da impalcature e ponteggi. Riuscendo in un piccolo grande miracolo di gestione.

Un lungo tappeto rigorosamente arancione ha accompagnato i passi della regina Beatrice quando, il 13 aprile 2013, ha percorso per la prima volta il corridoio di ingresso del museo finalmente restituito al pubblico nella sua interezza. Un momento di rara suggestione, con l’abbraccio della città ai suoi ritrovati capolavori: ottomila opere distribuite in ottanta sale, per un excursus nella storia dell’arte che va dal medioevo ai giorni nostri.

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La curiosità – Euforia da riapertura: è proprio nel 2013 che il Rijksmuseum raggiunge il record di visitatori della sua lunga e prestigiosa storia. Oltre 2 milioni e 700mila le persone che ne hanno ammirato i capolavori.


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