Ritratto di famiglia

7 Luglio 2015

emilia, piccolo teatro milano

Le dinamiche familiari restano un’inesauribile fonte di ispirazione per gli autori contemporanei. Nido o prigione, la famiglia racchiude in sé legami e avvenimenti che affondano le radici nella storia di ogni singolo membro, annullando i limiti temporali fra passato e presente. Da queste basi prende le mosse Emilia, coinvolgente pièce teatrale andata in scena al Piccolo Teatro di Milano, di cui stasera ripercorriamo la genesi fino alla messa in scena.

Scritto e diretto dall’argentino Claudio Tolcachir – gradito ritorno al teatro meneghino dopo Il caso della famiglia Coleman nel 2012 – il dramma accende i riflettori su un legame intimo e delicato, quello tra un ex bambino poco socievole e la sua tata Emilia.
Si incontrano in maniera fortuita in un palazzo di Buenos Aires e così si ritrovano, costretti a fare i conti con lo scorrere del tempo e con gli inevitabili cambiamenti che hanno modificato le loro esistenze, rendendoli quasi irriconoscibili l’uno all’altra.

Emilia è sola, invecchiata e in evidenti difficoltà, mentre davanti a sé ha un Walter violento e dispotico nei confronti della moglie Caro e del figlio di lei, l’inquieto adolescente Leo che è sempre in frenetico movimento. Pare che di quel Walter bambino, timido e apparentemente pacioso, non sia rimasta traccia se non nei ricordi di Emilia.

Il racconto a posteriori della vecchia balia e le precisazioni fuori scena del vero padre di Leo punteggiano una trama drammatica che si dipana su un terreno accidentato; al confine tra la memoria, l’amore, la nostra mutevole identità, il dolore e la rabbia.
L’ironica schiettezza che impregna l’intera vicenda trova il suo corrispettivo nelle scenografie – rivelatrice di una quotidianità semplice e vissuta – e nell’interpretazione degli attori, la cui spontaneità trascina il pubblico in un commovente rito collettivo.