Rivoluzione in musica con i Clash

10 Febbraio 2014


Si fa presto a dire punk. Suoni affilatissimi con distorsioni esasperate, un muro sonoro alzato da batterie esagerate e riff limitati a quei pochi accordi ripetuti in maniera quasi ossessiva. E poi le voci: gridate, disperate, furibonde. Il punk è per definizione caos, nichilismo, esasperazione, rumore, violenza verbale e sonora. Ma è anche linguaggio di sintesi per sperimentare inediti incontri tra più generi musicali. E condurre autentiche battaglie di sensibilizzazione politica. Almeno secondo i Clash.

Sky Arte HD dedica un’intera serata ad una delle band più rappresentative, e al tempo stesso eretiche e originali, del fenomeno che ha infiammato la Gran Bretagna e poi il mondo tra la fine degli Anni Settanta e la metà del decennio successivo. Un gruppo che ha saputo contaminarsi con il rockabilly e accogliere le novità ritmiche proposte dal reggae, diffondere la cultura dub senza mai rinnegare la propria inconfondibile e irresistibile natura garage.

A introdurre l’appuntamento una chiacchierata con Michele Lupi, direttore di Rolling Stone Italia , così da fissare nella memoria la portata epocale che hanno avuto i Clash. Prima di aprire la danze con Rebel Truce, documentario che ripercorre le tappe della straordinaria avventura della band. Evocandone i momenti di massimo splendore, con i successi di London Calling  e Sandinista! , ma ricordando anche le parentesi più buie, con i litigi e le tensioni tra i membri di una band riottosa per definizione.

Si passa poi a Strummerville, viaggio nelle attività della fondazione benefica che si propone – nel nome dell’indimenticabile Joe Strummer – di sostenere i giovani artisti della scena britannica. Un progetto voluto fortemente dai famigliari della rockstar, stroncata da un infarto ad appena cinquant’anni, a cui partecipano fan di lusso come Damien Hirst e amici musicisti: partendo dall’eccentrico e irresistibile Billy Bragg, figura di riferimento per la scena punk inglese. E non solo.

La curiosità – Non era un raffinato virtuoso della sei corde. Semmai un istintivo “strimpellatore”, che gettava in musica emozioni e ansie di riscatto, dando voce ai drammi di un’intera generazione. E siccome in inglese quel modo grezzo e immediato di suonare la chitarra risponde al verbo to strum  va da sé che John Graham Mellor abbia scelto per sé lo pseudonimo Strummer. Joe Strummer.