Rock al cinema con gli Who

5 dicembre 2014


Un album? Per la stragrande maggioranza delle rock-band non è altro che una collezione di canzoni: certo omogenee, composte nel segno di una forma di continuità, ma sempre e comunque frammenti che conservano la propria identità e individualità. Tutto troppo facile per chi non si accontenta di essere uno tra i gruppi più importanti di sempre. Tutto troppo meccanico, schematico per gli Who.

A mezzo secolo esatto dalla loro prima esibizione insieme, Pete Townshend, Roger Daltrey e i compianti John Entwistle e Keith Moon approdano su Sky Arte HD per una serata omaggio alla loro straordinaria vena creativa. Film musicali? Abbiamo già visto i Beatles al lavoro su questo genere di progetto, ma è solo con gli Who che tutto arriva a compimento e trova la sua più alta fase di maturazione. Con due rock-opera entrate nella leggenda.

Ad aprire la serata è il mitico Tommy, film che nel 1975 trasla davanti alla macchina da presa di Ken Russell le vicende raccontate nell’omonimo concept album della band. Una storia di dolore e redenzione, colpa ed espiazione; il riscatto da parte del giovane protagonista, traumatizzato a tal punto dalla tragica morte del padre da diventare sordo, cieco e muto. Una condizione dalla quale si libererà solo grazie al potere della musica.

Nel cast, insieme ai membri degli Who, special guest del calibro di Elton John, Tina Turner e Jack Nicholson: è grazie a loro che Tommy entra di diritto negli annali del cinema. Insieme al secondo analogo progetto del gruppo. A seguire ecco The Story of Quadrophenia, documentario che segue le tappe di un altro film di capitale importanza per cultura rock, con un giovanissimo Sting nella parte del protagonista, sullo sfondo delle lotte tra bande rivali nella Londra degli Anni Sessanta. Divisa tra mod  e rocker .

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La curiosità – “Are you a mod or a rocker?” : domanda da cento milioni di dollari quella rivolta da una cronista a Ringo Starr, durante un’intervista rilasciata nel momento di esplosione del fenomeno Beatles. Sagace la risposta, rimasta celebre: “I’m a mocker!” .


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