Rock Hudson. Tutta la verità

31 Luglio 2013


Le luci dei riflettori e le telecamere gli cuciono addosso l’immagine più stereotipata del divo tradizionale. Implacabile seduttore, marito e padre sicuro di sé; l’America degli Anni Cinquanta lo identifica come simbolo dei più rassicuranti cliché del tempo. Condannandolo ad una vita di menzogne, mascherando dietro fama e successo la drammatica impossibilità di vivere serenamente e apertamente la propria omosessualità.

Non è stata facile la vita di Rock Hudson. Costruita sullo stucchevole castello di ipocrisie creato da Hollywood, che fomenta l’immagine del macho affidandogli parti a fianco delle bellissime Gina Lollobrigida e Liz Taylor; imponendogli di nascondere, insabbiandola, la sua vera natura. Finendo per creare un vero e proprio sdoppiamento di personalità, scavando un solco profondo tra le presunte sicurezze dell’attore e l’intima fragilità dell’uomo.

A ricomporre quella frattura è, oggi, La doppia vita di una star: un documentario firmato da André Schäfer ed Andrew Davies, che ripercorre la carriera di Hudson dagli esordi fino alla prematura scomparsa. È il 1985, l’attore si spegne vinto dall’AIDS. Il suo orientamento sessuale, tenuto rigorosamente e strenuamente segreto, diventa di pubblico dominio: scioccando l’America più bigotta, ma al tempo stesso offrendo una drammatica lezione di umanità e rispetto.

A ricordare l’attore sono amici, colleghi e collaboratori. A partire da Mark Miller, per tredici anni suo segretario personale, confidente e braccio destro; arrivando  a Sean Strub, giornalista e attivista in prima linea nella lotta per cancellare le prevenzioni che circondano chi contrae l’HIV. Passando per i registi Stockton Briggle e Michael Gottlieb, lo sceneggiatore Armistead Maupin e l’amica Yanou Collart.

La curiosità – Hollywood: fabbrica dei sogni, ma anche di grandi illusioni. E bugie. Già a metà anni Cinquanta le voci sull’omosessualità d Rock Hudson si fanno insistenti: temendo un danno di immagine la Universal Picture arriva a pagare 10mila dollari perché il magazine Confidential  stralci un reportage scandalistico sul caso. Ma non solo: sono gli studios ad architettare il matrimonio di facciata tra l’attore e Phyllis Gates, segretaria dell’agente Hudson. Un’unione a tavolino, mantenuta fino al divorzio, avvenuto nel 1958.