Rubens e Van Dyck. Misteri fiamminghi

1 dicembre 2014


Due grandissime firme del Secolo d’Oro dell’arte olandese, magnifici interpreti di una delle stagioni più felici della pittura europea. Due autori che si ritrovano loro malgrado – e ovviamente a loro insaputa! – al centro di intrighi degni di un thriller: serata ad alta tensione quella che propone Sky Arte HD, con le inchieste di Art Investigation e L’arte del furto. Due serie spettacolari, che ci calano nel pieno dei grandi misteri dell’arte.

Lo conosciamo come ineffabile cacciatore di tesori, segugio che non molla la pista per nessun motivo al mondo: ma la prova che questa settimana si trova ad affrontare Philip Mould, il gallerista e art-dealer protagonista di Art Investigation, è tra le più difficili che potessero capitargli. Perché lo coinvolgono in prima persona: è lui ad acquistare una tela convinto, tra i pochi al mondo, di essersi impossessato di un capolavoro. Mentre molti, i più, lo ritengono un falso.

Van Dyck o non Van Dyck, questo il dilemma di Philip! L’opera che ha per le mani è un ritratto originale firmato dal grande autore fiammingo, per lunghi anni a servizio dei regnanti d’Inghilterra, oppure si tratta del lavoro di un allievo? O peggio di una copia senza alcun valore? Per scoprirlo è necessaria un’indagine approfondita: mano al bisturi allora, per dare seguito a saggi tecnici che siano inequivocabili. Ma delicati e irreversibili, ci dice lo stesso esperto, come una “operazione al cuore” .

A seguire ci spostiamo a Miami: che ci fa da queste parti un Rubens? Un intrigo internazionale quello svelato da L’arte del furto, per una puntata ad alto rischio… jet lag! Tutto nasce ovviamente in Olanda, dove l’artista operò, poi si passa dai Paesi Bassi ai Paesi Baschi: è a La Coruña che perdiamo contatto con le opere del pittore, svanite nel nulla per effetto di un furto ai limiti del rocambolesco. Salvo poi rispuntare al sole della Florida…

La curiosità – C’è anche un Rubens tra i 37 capolavori trafugati dalla casa di un collezionista romano nel 1971 e solo recentemente recuperati dai Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio culturale. Un’operazione tra le più importanti portate a termine negli ultimi anni, in grado di restituire al legittimo proprietario un bottino da sette milioni e mezzo di euro.


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