Un salumificio dove si confeziona arte

21 Ottobre 2014


L’arte come facilitatore sociale, catalizzatore di energie ed esperienze; come linguaggio universale capace di abbattere i pregiudizi: eliminando tensioni, preclusioni, bigottismo, razzismo. Un progetto unico nel suo genere quello di Space Metropoliz, piattaforma sperimentale che a Roma vede in campo comunità di origini, culture e tradizioni diverse, impegnate nella costruzione di un comune terreno di confronto.

C’era una volta un salumificio industriale nella periferia della città, poi dismesso e abbandonato. Dunque occupato abusivamente, risposta barely legal  al dramma concreto dell’emergenza abitativa che da tempo immemore è tema scottante nell’agenda politica della Capitale. I suoi spazi diventano casa per intere famiglie, molte delle quali di origini rom e sinti, in una convivenza non sempre semplice con le persone di origini differenti.

Un luogo che si trasforma in una metropoli in miniatura e, dunque, in Space Metropoliz: questo il nome scelto da una coppia di videomaker e antropologi culturali, decisi a costruire insieme alla comunità locale un innovativo processo di aggregazione. Realizzato attraverso la forza del racconto e della condivisione, ma soprattutto grazie al potere dell’arte contemporanea. Coinvolgendo grandi firme della scena – non solo romana – in un programma di azioni condivisi.

A scendere in campo alcuni tra i migliori street-artist del panorama capitolino, considerato non a torto il più effervescente d’Italia: ecco all’opera Hogre e Lucamaleonte, Sten & Lex e Diavù; ma anche un artista concettuale come Cesare Pietroiusti. A introdurre il documentario una chiacchierata, in esclusiva per Sky Arte HD, con il suo produttore: l’attore Luca Argentero.

La curiosità – Era destinata alla demolizione parte del centro sociale XM24 di Bologna, vittima della volontà politica di realizzare al suo posto una variante urbanistica: ad intervenire è stato allora Blu, il celebre street artist internazionale, intervenuto con un’opera di altissimo prestigio su una delle pareti dello stabile. Un’azione che ha convinto l’amministrazione comunale a non procedere con l’abbattimento, salvando insieme all’opera le attività culturali ospitate dal centro.