La scelta di Sara

12 giugno 2014


Un cortocircuito culturale, sociale, storico quello che si respira nelle più remote regioni degli Stati Uniti meridionali. Dove i codici valoriali sembrano essersi fermati all’epoca della Frontiera, a un Far West dominato dal granitico manicheismo di profonde e a tratti cieche convinzioni religiose; oggi perpetrate, con effetto straniante, in un contesto che risente di tutte le contraddizioni della contemporaneità. Con i maxi-store trasformati in templi del consumismo, auto gigantesche che sostituiscono le romantiche diligenze.

Roberto Minervini, giovane e talentuoso regista, ci accompagna nel Texas più profondo con Stop The Pounding Heart , titolo inserito nel cartellone del Biografilm Festival di Bologna: la rassegna, giunta nel 2014 al suo decimo anno, dedicata in via esclusiva alle storie di vita, con pellicole che sanno affrontare attraverso il filtro di esperienze intime e individuali temi di scottante attualità. Che coinvolgono l’intera collettività.

Le telecamere si infiltrano nella quotidianità della giovane Sara, che vive insieme ai genitori e a una moltitudine di fratelli e sorelle in una fattoria lontana da tutto e da tutti. Dove la più rigida morale cristiana è legge indiscussa e indiscutibile, dove i precetti della Bibbia vengono assunti in maniera acritica ed elevati a precetti etici che guidano uno stile di vita semplice, passato tra il lavoro dei campi e l’allevamento.

Fino a quando sulla scena irrompe Colby, brillante e guascone allevatore di tori da rodeo, personaggio che incarna e reitera il mito dei cowboy. Un eroe solitario al cui fascino Sara non sa resistere: ma il rapporto tra i due spezza la routine di un’esistenza rassicurante nella sua fissità. La ragazza si trova a un bivio tra il sogno di un futuro di emancipazione e un passato ancorato ai retaggi di un’educazione iperprotettiva.

La curiosità – Nasce nelle Marche, si trasferisce negli Stati Uniti dove lavora come consulente aziendale. Il cinema è una grande passione per Roberto Minervini, ma diventa una missione solo dopo l’11 settembre: il futuro regista perde il lavoro quattro giorni dopo il disastro, come conseguenza della crisi repentina che si abbatte su molte imprese americane. È con i soldi del sussidio garantito a chi, come lui, è rimasto disoccupato dopo l’attentato che paga un Master in Media Studies. Dieci anni dopo è sul red carpet del Festival di Cannes.