Sculture dalle profondità dello spazio

30 gennaio 2013


L’insondabile mistero dell’universo: il rapporto tra l’uomo e l’assoluto, con uno sguardo che punta dritto verso l’infinito. Cercando risposte a quesiti definitivi, totalizzanti. È ammantata da un fascino inarrivabile la nuova puntata de I diari della scultura, serie con cui il critico del “Sunday Times” Waldemar Januszczak ci accompagna alla scoperta dei segreti di uno tra i più antichi e maestosi linguaggi dell’arte.

Un segno tangibile del rapporto tra l’uomo e il Divino, complesso messaggio cifrato capace di eternare le più sublimi armonie celesti. Januszczak si mette in viaggio: il suo obiettivo è quello di visitare alcuni tra i più incredibili siti archeologici al mondo, portando la testimonianza di interventi che hanno voluto gettare un ponte tra la dimensione del reale e l’infinito. Maestosi atti di fede, impressionanti esempi della creatività dell’uomo.

Incredibili i segni rinvenuti nel deserto sudamericano dell’area di Nazca: figure zoomorfe e profili di antiche divinità scavate nella terra, con proporzioni tali da renderne comprensibili le fattezze solo con ricognizioni aeree, quasi fossero stati creati per poter essere apprezzati da visitatori alieni. Misteri analoghi quelli che circondano Stonehenge, ma anche le meravigliose ed estreme strutture Inca di Machu Picchu.

Dagli abissi del passato all’età moderna: la ricerca di un rapporto armonico con l’eterno non è dominio esclusivo delle civiltà del passato. Anche gli artisti contemporanei non mancano di cercare una sintesi tra la loro percezione del mondo e l’ambiente: Januszczak incontra allora i grandi della land-art, linguaggio che più di ogni altro sa guardare con maturità all’intenso legame tra l’uomo e ciò che lo circonda.