Sei architetti per la Milano di Expo 2015

1 Luglio 2015

Daniel-Libeskind-residenze-Citylife-Milano

Nel novembre 2013, tra i tanti compleanni festeggiati in Italia ce n’è stato uno particolare, perché ha riguardato un’intera istituzione: il Politecnico di Milano, che ha compiuto i suoi primi 150 anni di storia.
Proprio a partire da questa ricorrenza ha inizio il progetto MI/ARCH, ideato e curato da Stefano Boeri, e incentrato sulla storia futura della stessa Milano – alle prese con una sfida di portata internazionale, rappresentata dall’Expo 2015 che ora è in pieno svolgimento.

A partire dalla sera del 2 luglio, Sky Arte HD porta sul piccolo schermo un nuovo format televisivo – prodotto da LaGalla23 – che consiste in sei lezioni pubbliche di altrettanti nomi prestigiosi dell’architettura internazionale: Daniel Libeskind, Renzo Piano, César Pelli, David Chipperfield, Peter Eisenman e Rem Koolhaas. Al di là delle differenze stilistiche e nella stessa concezione progettuale, ad accomunare i sei architetti è la città di Milano, al cui nuovo skyline stanno tutti contribuendo.
In sei puntate, avremo così modo di conoscere meglio il rinnovato Skyline meneghino, raccontato dalla viva voce degli Architetti per Milano giunti da ogni parte del mondo per le importanti commesse da realizzare. A presentare e a commentare ogni appuntamento ci sarà proprio l’architetto Stefano Boeri, che vanta tra le sue opere il Bosco Verticale, il complesso residenziale milanese premiato sia a Francoforte che a Chicago in qualità di grattacielo più bello del mondo realizzato nel 2014.

Daniel Libeskind prenderà la parola per primo, raccontando del suo impegno all’interno di CityLife – di cui ha firmato uno dei complessi residenziali – e del progetto di riqualificazione dell’ex Fiera.
Lo ascolteremo in conversazione con Stefano Boeri proprio al centro delle residenze CityLife, mentre ripercorre i più importanti progetti della sua carriera, e in particolare i tanti Musei del mondo che portano la sua firma e di cui è sinceramente orgoglioso: “Quando costruiamo un museo non stiamo costruendo solo un’altra scatola, un altro contenitore ma un modo per portare al pubblico il potere del pensiero umano, la meraviglia del mondo, creando allo stesso tempo qualcosa di interessante, qualcosa che, naturalmente, deve funzionare con diversi tipi di arte ma allo stesso tempo deve essere in grado di offrire qualcosa all’immaginazione”.
Libeskind ci spiegherà anche come ha affrontato e superato la sfida costituita dal Masterplan del World Trade Center di New York, dopo gli attentati dell’11 settembre: “Non si trattava solo di descrivere la tragedia, ma di prendere il ricordo di quel giorno particolarmente catastrofico in cui il mondo libero è stato attaccato, New York… e fare qualcosa di diverso, riportarlo alla vita, affermare la vittoria della vita su quelle azioni malvagie”.