Uomo, donna… o rockstar?

11 Febbraio 2015

3rd July 1973: David Bowie performs his final concert as Ziggy Stardust at the Hammersmith Odeon, London. The concert later became known as the Retirement Gig. (Photo by Express/Express/Getty Images)

Appuntamento stasera con la terza puntata di Sex & Music, serie in onda su Sky Arte HD per analizzare il legame tra sessualità e musica attraverso la storia degli ultimi decenni. Stavolta scopriremo quanto – e come – la distinzione tra i generi sessuali sia stata rivoluzionata da alcuni esponenti della scena artistica internazionale, dagli anni Sessanta in poi.
Da Elvis Presley a Lady Gaga, l’identità di genere e la varietà delle tendenze sessuali sono state – rispettivamente – discusse e promosse con stili e dichiarazioni eclatanti, che hanno sempre centrato l’obiettivo dichiarato: destabilizzare lo status quo.

Con la nascita del rock nei gloriosi anni Sessanta, cantanti come Patti Smith e David Bowie sono stati elevati al ruolo di “opinion leader”. Al di là dei testi delle loro hit, quali altre dichiarazioni finivano sulla bocca di tutti? Consideriamo che erano anche sex symbol, oltre che artisti riconosciuti a livello internazionale, e potremo darci una risposta: i giovani di mezzo mondo li hanno presi a modello per ridefinirsi nei costumi, anche sessuali.

Se Mick Jagger giocava con la sua parte femminea, una Janis Joplin vestiva “da uomo” senza alcun imbarazzo. I corpi delle rockstar prima diventano androgini, senza che fosse possibile definirne una chiara appartenenza a un genere, poi l’avvento del movimento Hippie e del rock psichedelico fa il resto: l’omosessualità smette di essere un tabù sociale.

Ci ha pensato la disco music, a trarre la naturale conseguenza di questa rivoluzione. Se in un primo momento le dichiarazioni sono per lo più avversative – no alla mera distinzione tra “maschi e femmine”, no ai veti sulla libera espressione delle proprie tendenze –, la seconda metà degli anni Settanta vede la chiara affermazione della libertà sessuale per tutte le nuove generazioni.
Così l’androginia, passando dall’essere sovversiva al mainstream, diviene parte integrante della cultura “ufficiale” delle grandi metropoli occidentali.

La curiosità – Le avanguardie artistiche del Novecento hanno anticipato anche questa tendenza popolare. Tra gli pseudonimi del dadaista Marcel Duchamp, infatti, figura quello di Rrose Sélavy, nome la cui pronuncia in francese suona simile all’affermazione “Eros, c’est la vie”, ovvero “L’eros è vita”. Come se non bastasse, Marcel Duchamp ha adottato Rrose come un vero e proprio alter ego, facendosi ritrarre nel 1921 vestito da donna dall’amico e fotografo Man Ray, in una serie di scatti entrati di diritto nella storia dell’arte contemporanea.