Il sole. Nelle mani di Olafur

23 giugno 2014


Ha preso il Sole tra le dita e l’ha portato in un luogo chiuso, spazio per la contemplazione estatica del Bello assoluto. Aggiornando le ataviche pulsioni prometeiche dell’uomo, facendosi artista sciamano in grado di dominare con gentile eleganza gli elementi naturali: portandoci in una dimensione di animismo ipertecnologico, dove la Natura e il Cosmo diventano elementi organici, palpitanti, declinati in una sublime sincronia.

è un piccolo miracolo quello che Olafur Eliasson ha compiuto – era il 2003 – con il suo The Weather Project , spettacolare installazione che ha riprodotto i ritmi celesti nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra. Un’esperienza catartica, quasi mistica, al centro de L’acqua e la luce. Il documentario con cui Sky Arte HD indaga l’affascinante universo creativo dell’artista danese, tra i più importanti e duttili creativi della scena internazionale.

Un lavoro durato cinque anni quello dei cineasti Henrik Lundø e Jacob Jørgensen, nel corso dei quali hanno seguito passo dopo passo alcuni tra i maggiori progetti di Eliasson. “Il film prova a capire insieme ad Olafur”  ci spiegano “in che modo oggi guardiamo il mondo; e come gli spazi in cui viviamo vengono modellati da sovrastrutture tecniche, ma anche sociali, ideologiche e temporali” .

Quello della luce è tema che domina la speculazione artistica di Eliasson. Le telecamere lo seguono in Islanda, terra estrema dove il rapporto tra l’uomo, il sole e la natura si stringe in un trinomio che delinea simbiosi altrove non così stringenti; e poi ancora a Manhattan, capitale dell’arte internazionale, dove i progetti nati tra fiordi e geyser trovano il proprio momento di massima visibilità. Chiudendo un cerchio che è inno alla vita.  

La curiosità – La corolla è quella di un girasole, ma al posto dei semi – nerissimi – c’è una lampadina a risparmio energetico, attivata grazie a un micro pannello solare. È Little Sun , torcia a impatto zero ideata da Olafur Eliasson, che debutta così in veste di designer. A fin di bene: i proventi dell’acquisto di ogni pezzo venduto nei Paesi “ricchi” servono a coprire i costi della diffusione, gratuita, di altrettanti esemplari nel Sud del mondo. Là dove l’accesso all’energia elettrica è spesso un’utopia.