Storia di Edwin. Poeta senza passato

10 dicembre 2014


Edwin Honig: chi era costui? Un poeta americano, apprezzatissimo per la sua sensibilità; e poi un traduttore, considerato così importante nel lavoro di divulgazione in lingua inglese dell’opera di Federico García Lorca, Fernando Pessoa e Pedro Calderón de la Barca da ottenere riconoscimenti ufficiali da parte del re di Spagna e del governo del Portogallo. Che altro? Era cugino del regista Alan Berliner, cha ha deciso di raccontarne la storia. O meglio: la debolezza.

Ormai anziano Edwin si ammala, come molti, di Alzheimer. Una malattia terribile per chiunque, se possibile ancora più terrificante per chi ha consacrato la propria vita alla parola e fa della memoria uno strumento di lavoro. Ne Il poeta che dimenticava le parole prodotto da HBO, Berliner ci spinge in uno struggente ma delicatissimo viaggio nella mente di un uomo che perde in modo inesorabile, un momento alla volta, ogni tipo di riferimento con quella che è stata la sua realtà. Invitandoci ad una riflessione cruda, ma necessaria, sul senso stesso dell’esistenza.

Un diario per immagini lungo la bellezza di cinque anni, costruito attingendo a materiali di repertorio e chiedendo le testimonianze di chi ha accompagnato Edwin nel corso della sua vita: dall’ex moglie Margot alla sorella Lila, passando per Cheryl, George e Stuart, amici e colleghi, loro stessi poeti o traduttori. Nasce un racconto polifonico, che grazie all’esempio rappresentato da Honig si trasforma in elegia del ricordo.

Come sempre accade con quanto abbiamo di più prezioso è solo nel momento della sua perdita che ci rendiamo conto del suo effettivo valore: diamo per scontata la nostra padronanza della memoria, la capacità di richiamare alle mente fatti ed emozioni del passato; ma cosa succede nel momento in cui perdiamo quella facoltà? Chi siamo se veniamo privati in modo coatto del nostro passato?

La curiosità – Un autoritratto all’anno, per dodici anni, a documentare il procedere della propria malattia: dalla diagnosi alla morte. Un progetto di impressionante carica emotiva e straordinaria lucidità quello condotto dal pittore inglese William Utermöhlen, che dal 1995 al 2007 dipinge se stesso, colpito da Alzheimer, creando una galleria che testimonia la sua lotta quotidiana.


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