Storie di calcio, storie di vita

4 aprile 2014


C’è un motivo, più di ogni altro, che fa del calcio lo sport più popolare al mondo. Il più amato. Ed è la sua totale e incalcolabile imprevedibilità, anche – se vogliamo – il suo beffardo cinismo. Non c’è altro sport di squadra dove le variabili estrinseche sappiano condizionare tanto profondamente il risultato finale: nel basket, nel volley, anche nel rugby la manifesta superiorità di una squadra sull’altra è garanzia di vittoria. Nel calcio no. Tutto può accadere. Come nella vita reale.

È scattato il countdown per il grande rito collettivo dei Mondiali di calcio, quest’anno ospitati in uno dei Paesi dove lo sport – questo sport! – è assunto ad autentica religione: con le sue divinità di riferimento, le preghiere intonate da milioni di ragazzini che sognano palla al piede un futuro di successo. In attesa che il campo dia i propri verdetti, Sky Arte HD ci porta idealmente in Brasile con Storie Mondiali: dieci pillole che raccontano altrettante magie legate ai grandi miti del pallone.

Sul palco il re dei narratori sportivi italiani, Federico Buffa, accompagnato dall’armonica del jazzista Max De Aloe e dal pianoforte di Roberto Olzer; nell’aria le gesta di Maradona e Platini, Pelé e Roberto Baggio, le lacrime di gioia e quelle di disperazione, i piccoli grandi episodi che fanno del calcio una metafora straordinaria e affascinante della quotidianità. Una produzione originale Sky, che vive la sua prima in simulcast su Sky Sport 1.

Si parte con uno degli eventi più impensabili della storia del pallone: il Mondiale del 1950, ospitato da un Brasile tanto forte da sentirsi già il titolo cucito addosso. Peccato che si tratti del torneo delle sorprese: dell’Italia distrutta dalla strage di Superga che si presenta senza nemmeno i palloni per potersi allenare; degli Stati Uniti che, guidati da un haitiano, eliminano l’Inghilterra; dell’Uruguay di Obdulio Varela. Che tinge di celeste il cielo sopra il Maracanà…

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La curiosità – “La nostra Hiroshima”  titolano i giornali brasiliani il 14 luglio 1950, all’indomani della clamorosa vittoria al Maracanà che vale all’Uruguay il suo secondo campionato del mondo. A seguito della sconfitta si registrano in Brasile una dozzina di morti: due i suicidi, dieci le persone colte da infarto al momento del triplice fischio che ha condannato la nazionale carioca.