Sulle tracce dei capolavori scomparsi

7 gennaio 2015


Quanti sono i grandi capolavori dell’arte di cui abbiamo perso ogni traccia? Opere trafugate e poi ricettate tramite i canali del mercato nero, reperti archeologici prelevati clandestinamente dai siti che per secoli li avevano preservati: si stima che almeno un milione di oggetti di pregio, molti dei quali autentici tesori, sia scomparso misteriosamente.

I predatori dell’arte perduta, nuovo programma in prima visione su Sky Arte HD, cerca di far luce sulla storia di questi capolavori sottratti al pubblico godimento, presentando i musei coinvolti e i personaggi indagati in sette, eclatanti vicende incentrate su singole opere o intere collezioni. In ogni puntata, alle minuziose ricostruzioni e alle rare fonti d’archivio si affiancheranno i commenti di illustri esperti, come la storica dell’arte Calandra Caldecott e il professor Martin Kemp dell’Università di Oxford, tra i massimi conoscitori dell’opera di Leonardo da Vinci.

Fortunatamente, alcune saranno vicende a lieto fine. Nella prima puntata della serie si parla appunto di uno dei più consistenti recuperi della storia recente. È il 2013 e a Monaco, in Germania, torna alla luce quella che potremmo definire come un’intera collezione di capolavori scomparsi. Dietro il ritrovamento c’è Cornelius Gurlitt, il cui padre lavorava alle dipendenze di Hitler in persona: il suo compito, guarda caso, era quello di acquistare le opere d’arte che sarebbero andate a costituire il Fuhrermuseum.

A seguire, verremo catapultati nella Russia zarista, dove l’eccellente orafo Carl Fabergé era solito realizzare ogni anno una delle sue famose Uova, espressamente per la famiglia dello Zar. Il sopraggiungere della Rivoluzione costringerà anche Carl alla fuga, mentre nel caos generale si perderanno le traccia di otto delle sue inestimabili creazioni. Vista la recente ricomparsa di una delle elusive Uova Fabergé, c’è forse la speranza che anche le altre siano sopravvissute agli stravolgimenti della storia?

La curiosità – Nella storia dell’arte si annoverano anche casi di ritrovamenti clamorosi… per essersi alla fine rivelati un abbaglio collettivo. Nel 1984, per esempio, la città di Livorno e con essa mezza Italia si convinsero di aver davvero recuperato dal Fosso Mediceo le teste scultoree di cui – vuole la leggenda – un giovane e incompreso Modigliani si sarebbe sbarazzato, prima di partire per Parigi. Peccato che tre studenti universitari non tardarono a dichiararsi come i veri autori del falso, realizzato per giunta con un banale trapano elettrico.


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